GESTIRE I PROPRI RISPARMI PROBLEMI E OPPORTUNITA'


Aumentano ancora i depositi dei privati nelle banche attive in Italia. Alla fine di gennaio 2019, sono 1.477,1 i miliardi di euro della clientela privata residente nel nostro Paese che si trovano negli istituti di credito sotto forma di conti correnti, certificati di deposito e pronti contro termine. Un tesoro cresciuto di altri 35 miliardi nell'ultimo anno.
Questi dati sono stati discussi nell'ultimo incontro dei Neoteri '77 (associazione torinese presieduta da Roberto Rey), incentrato sul tema “I nostri risparmi, problemi e opportunità” e avente come relatori principali Michele Porfido (Porfido & Partners) e Bruno Cassino (Fineco).
Durante la riunione, nel capoluogo piemontese, è stato fatto notare che la somma dei depositi bancari e del circolante rappresenta circa un terzo del portafoglio finanziario delle famiglie consumatrici in Italia, a fronte del 12% costituito dalle quote di fondi comuni, il 2,8% investito in titoli di Stato italiani e l'1,9% in azioni quotate (situazione a metà giugno 2018, quando la ricchezza finanziaria delle famiglie ammontava a 4.288 miliardi).
L'allocazione delle disponibilità finanziarie delle famiglie può sorprendere considerando che, alla fine del primo mese di quest'anno, il tasso medio d'interesse sui conti correnti in essere era dello 0,04%, i pronti contro termine rendevano l'1,68%, i Bot lo 0,01%, i Cct l'1,47%, i Ctz lo 0,30% e i Btp il 2,52% (la media è data dall'interesse anche dei titoli a più lunga scadenza).
Il mantenimento e la crescita della liquidità delle famiglie sono conseguenti alla considerazione sia dei tassi d'interesse dei Titoli di Stato, ritenuti troppo bassi in rapporto al rischio che comunque comportano (il caso della Grecia non è dimenticato), sia della sfiducia nella Borsa italiana troppo altalenante nel suo andamento, sia del crollo della resa delle obbligazioni corporate e della fuga da quelle bancarie dopo gli ultimi scandali, sia, fra l'altro, alle forti delusioni date dai fondi comuni d'investimento, i cui costi sono quasi sempre superiori ai benefici.
Questa situazione, comunque, non è soltanto italiana. Lo ha confermato anche Robert Kapito, il fondatore e numero di BlackRock, il più ricco gestore di patrimoni (6.440 miliardi di dollari in portafoglio). Il numero di BlackRock ha ricordato che sono più di 50.000 i miliardi di dollari che si trovano attualmente sui conti correnti delle banche, nonostante che i rendimenti varino, appunto, da zero all'1%.
Lo stesso Kapito ha detto che tenersi liquidi per un po' va bene; ma è sbagliato mantenere a lungo cifre elevate sul conto corrente, perché così, comunque, il proprio patrimonio finanziario perde valore. Già, ma allora come fare? Dove investire?
Durante l'incontro dei Neoteri '77 c'è chi ha consigliato di affidarsi a un consulente finanziario capace, fidato e indipendente. Scelta che – è stato precisato – è indicata particolarmente a chi dispone di cifre già di una certa entità (almeno alcune centinaia di migliaia di euro).
Invece, per chi può investire poche migliaia o alcune decine di migliaia di euro è emerso il suggerimento di occuparsi personalmente della gestione dei propri risparmi adottando alcune regole basilari, quali la diversificazione degli investimenti e dei rischi (un po' di titoli pubblici a media-lunga scadenza, un po' di azioni quotate, un po' di obbligazioni di imprese grandi e solide).
Quali azioni? Quelle di società che hanno buoni fondamentali, distribuiscono dividendi non in misura eccessiva (meglio abbondantemente sotto il 50% dell'utile netto ordinario), sono dotate di tecnologie avanzate, sanno trattenere i talenti, hanno vertici formati da persone preparate, affidabili, serie. E, naturalmente, l'investimento in Borsa deve essere fatto con la logica del lungo periodo, non con quella dello speculatore, che mira al guadagno immediato.
Inevitabilmente, poi, c'è stato chi ha detto che invece di pensare tanto a salvaguardare e ad aumentare il patrimonio è preferibile godersi un po' di più la vita, risparmiando di meno e spendendo di più per cose e servizi di proprio gradimento. Una tendenza in atto, in effetti, come dimostrano il calo della propensione al risparmio e, invece, l'aumento del credito al consumo, cioè dell'indebitamento finalizzato non agli investimenti, come l'acquisto della casa, ma al godimento di beni e servizi non durevoli.

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