Deltatre, un leader tecnologico torinese che non trova giovani da assumere

Giampiero Rinaudo, fondatore e ad di Deltatre
Passaggi sbagliati, riusciti, possesso palla, tempo di gioco effettivo e persino chilometri percorsi da ogni singolo calciatore in campo. Dietro a quelle statistiche che tutti noi leggiamo all’intervallo o alla fine di una partita di calcio, talvolta distrattamente talvolta imbastendo una chiave di lettura che giustifichi i meriti o i demeriti di una squadra, non ci sono solo dei computer. C’è un team di persone che contano e verificano tutto ciò che poi vediamo racchiuso in un numero e che scorriamo in pochi secondi: è la squadra di Deltatre, società italiana fondata a Torino 33 anni fa ma ormai con basi operative in mezzo mondo, da dove offre a leghe e federazioni sportive e a broadcast italiani e internazionali un universo – spesso sommerso – di servizi legati alle dirette di grandi eventi sportivi come le Olimpiadi, il calcio, ma anche il tennis, il football americano, il golf, il nuoto e il rugby.”
Lo ha scritto il bravo Giuseppe Baselice su Firstonline, il giornale web indipendente di economia e finanza, fondato e guidato da Ernesto Auci e Franco Locatelli.
Ogni anno quello che facciamo viene visto da 3-4 miliardi di persone” ha raccontato a Giuseppe Baselice il fondatore e amministratore delegato di Deltatre, Giampiero Rinaudo, che ricorda gli inizi, quando la tecnologia ancora non aiutava un lavoro che è rimasto in parte manuale ma che all’inizio lo era a tutti gli effetti: “Abbiamo iniziato cronometrando praticamente con carta e penna le gare di sci alpino, di atletica e di Formula 1, attraverso una collaborazione con Olivetti che all’epoca aveva un contratto di sponsorizzazione tecnica con quelle competizioni”.
Deltatre è nata con le statistiche ma ora fa molto di più, grazie a una tecnologia che, soprattutto negli ultimi anni, ha rivoluzionato il modo di vedere lo sport: non solo in tv ma anche in streaming e su qualsiasi device, ovunque e in qualsiasi momento. “E’ diventata quasi un’offerta come quella di Netflix per film e serie tv”. In Italia la Netflix del calcio è da poco arrivata con Dazn, di cui Deltatre cura l’interfaccia.
Deltatre, recentemente, ha acquisito l’australiana Massive Interactive, formando un gruppo da 130 milioni di fatturato e mille dipendenti, distribuiti soprattutto a Torino e Londra, ma anche in luoghi più remoti come Bielorussia e Utah. “Il Var non lo facciamo noi – ha precisato Rinaudo a Baselice - ma ci occupiamo del Var Communication System e cioè della trasmissione delle operazioni del Var in tv e sui monitor di stadio e tribuna stampa, per far vedere in diretta a pubblico e addetti ai lavori, oltre che ai telespettatori, quello che sta accadendo. Abbiamo iniziato la scorsa estate in Russia e ora questa novità è arrivata anche nella massima competizione europea per club”.
Eventi appunto da miliardi di spettatori, che guardano tutti la stessa grafica, uno dei prodotti confezionati da Deltatre: nel caso del calcio direttamente dalla base di Torino, nel caso degli altri sport a seconda dei fusi orari più favorevoli. Una produzione di contenuti praticamente h24, grazie a una pattuglia di giovani informatici appassionati di sport e capaci di interagire con le tecnologie più avanzate: le statistiche del calcio vengono acquisite attraverso telecamere speciali, piazzate nello stadio, spesso dalla tribuna o da un punto alto per avere una visuale più ampia, in modo che il software riveli le posizioni dei giocatori, i loro spostamenti e quelli del pallone. .
Nella nostra base di Torino – ha precisato Giampiero Rinaudo - l’età media è di 36 anni, considerando però anche i capi. Le postazioni sono 83 e siamo in grado di gestire tantissimi eventi in contemporanea. Il top è quando ci sono i gironi delle competizioni europee per club, con fino a 24 partite all’interno della stessa serata”.
A Deltatre si lavora quasi giocando e il proprio lavoro è visto da miliardi di persone, ma, sorprendentemente ,questo non basta a convincere i giovani italiani; nemmeno quei tanti, tantissimi nativi digitali e appassionati di calcio o di altri sport. E proprio nell’Italia della disoccupazione giovanile, l’azienda conferma quello che sembra essere un paradosso:“Sarà perché non siamo abbastanza conosciuti, ma non troviamo abbastanza talenti da assumere in Italia” ha sottolineato Rinaudo al giornalista di Firstonline, aggiungendo che “ aprire tante sedi all’estero è stata talvolta una scelta forzata: non era per i costi, avremmo anzi preferito crescere qui ma non è stato possibile, anche perché cerchiamo livelli di specializzazione tecnica piuttosto elevati e questo può rappresentare un deterrente. Qui a Torino abbiamo 65 posizioni aperte, cerchiamo skill informatiche ma non solo”.

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