Corriere Torino: ecco la grande "partita" Compagnia di San Paolo - Cariplo

Francesco Profumo, presidente
Compagnia di San Paolo
Si intensificano le manovre per la formazione del prossimo Consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo, la principale banca italiana (quasi 20 milioni di clienti, 12 dei quali nel nostro Paese, dove dispone di 4.400 sportelli). Operazioni che vedono in prima linea la Compagnia di San Paolo, maggiore azionista singolo con la quota del 6,790% a fine novembre, quando al secondo socio, la Fondazione Cariplo, è attribuito il 4,381% del capitale (Compagnia di San Paolo e la milanese Cariplo sono gli unici due soggetti con più del 3% e, perciò, con l'obbligo di dichiarare la loro partecipazione).
La nomina del nuovo vertice di Intesa Sanpaolo è un “caso” di particolare interesse, per diverse ragioni: fra l'altro, riaccende la questione dei rapporti Torino-Milano, della governance delle banche e del loro ruolo nell'economia locale, delle fondazioni di origine bancaria e del dirompente protocollo Acri-Mef, che qualcuno giudica sciagurato.
Fra l'altro, l'intesa tra il ministero dell'Economia e delle Finanze e l'associazione delle fondazioni bancarie, presieduta dal 2000 da Giuseppe Guzzetti, presidente anche di Fondazione Cariplo da 22 anni, comporta che gli enti firmatari dismettano la partecipazione nella banca, da cui hanno avuto origine, per la quota il cui valore di mercato risulti superiore a un terzo del valore complessivo dell'attivo della fondazione.
Impegno che, in parole povere, obbliga la Compagnia di San Paolo a vendere un sacco di azioni e a perdere la posizione di primo azionista assoluto, nonché dividendi ricchissimi. La Compagnia avrebbe dovuto adempiere entro il 22 aprile 2018, cioè entro i tre anni dalla firma del protocollo; ma ha ottenuto una dilazione del termine, in considerazione delle condizioni di mercato sfavorevoli. Comunque, ha ridotto la sua quota e non poco.
Di non essere più il socio di controllo o di riferimento della “propria” banca è già successo a diverse fondazioni, ad altre sta succedendo e, comunque, è il destino di tutte (decisa a resistere è unicamente la Fondazione Cassa di risparmio di Fossano). Con risultati contrastanti e discutibili.
L'importanza delle banche locali, per le rispettive economie, è stata riconosciuta, ancora poche settimane fa, persino dalla Fed, la Banca centrale degli Usa, dove si contano circa 9.000 istituti di credito territoriali.
Giuseppe Guzzetti, presidente
Fondazione Cariplo
In Italia, finora, tante fondazioni hanno assicurato la continuità e la competitività delle banche locali, promuovendo, allo stesso tempo, lo sviluppo della loro comunità. Le esperienze negative, che ci sono state, non possono far dimenticare quelle positive.
Una fondazione bancaria può essere migliore, o non peggiore, di qualsiasi altro tipo di socio di riferimento. Dipende tutto da chi la guida e come. Il progresso di una banca non è garantito se le sue strategie e il suo management, invece che da una fondazione, sono determinati da una famiglia piuttosto che dallo Stato o da cooperative, da uno o più fondi comuni d'investimento. Le prove non mancano.
Forse per l'ultima volta, la Compagnia di San Paolo, ha la possibilità di far contare e pesare la sua quota di maggioranza relativa nella scelta dei futuri amministratori di Intesa Sanpaolo, le cui scelte avranno un'importanza notevole anche per Torino. Decisioni passate sono costate e costano moltissimo alla città della Mole. Sono state perse attività e nuove opportunità; ma un vertice più sensibile anche agli interessi e alle potenzialità di Torino potrebbe dare compensazioni, per esempio trasferendo a Torino il centro direzionale di Fideuram, che qui ha la sede legale. Senza fare nulla di illecito e pur ottemperando ai crescenti e sempre più invasivi dettami di autorità finanziarie, che, di fatto, si stanno sostituendo agli amministratori delle banche, ma evitando di assumersene la responsabilità.
Il mitico Enrico Cuccia, quando Mediobanca era il centro del potere economico italiano, diceva che le azioni non si contano ma si pesano. I tempi sono cambiati, molto. Ma resta vero e valido che, in ogni organizzazione, quasi sempre, è il valore della singola persona, fisica o giuridica, a risultare determinante.
Nella partita di Intesa Sanpaolo, finora, Milano ha pesato più di quanto contasse. A scapito di Torino. Ora c'è l'occasione finale di una riscossa. Che dipende dalla Compagnia di San Paolo.

(da L'ECONOMIA NORD OVEST del CORRIERE TORINO del 28 gennaio 2019)

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