"Pagelle" alla Pubblica amministrazione: bocciate Valle d'Aosta, Piemonte e Liguria

I numeri sono aridi e le statistiche forse anche noiose, però, nonostante tutto, rappresentano la realtà certamente meglio delle semplici parole o impressioni. Premessa opportuna in funzione della “pagella” sulla Pubblica Amministrazione locale, una componente fondamentale dell'economia e, per l'Italia, un problema grande e atavico.
Pochi giorni fa, a pubblicare la pagella 2017 sulla “qualità”(!?) della Pubblica amministrazione nelle regioni italiane è stata la Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, che si è basata sui dati della Commissione Europea e del Quality of Government Institute dell'Università di Gothenburg. Fonti affidabili, dunque.
Sotto esame sono state messe 192 regioni europee, a ciascuna delle quali è stato attribuito un punteggio variabile da 0 a 100, numero quest'ultimo che indica il massimo grado di qualità e che è stato assegnato alla finlandese Aland.
Prima constatazione: le regioni italiane si posizionano tutte nella seconda metà della graduatoria e alcune proprio nella coda. In testa alle italiane si trova il Trentino-Alto Adige, con 41,4 punti, che valgono il posto numero 118 a livello europeo. Leadership che non sorprende, come non sorprende la posizione numero 190 della Calabria (1,8 punti su 100).
Quanto al Nord Ovest, è la Valle d'Aosta a presentare il punteggio più alto (34,6), al quale corrisponde il posto numero 142 nella classifica europea e il sesto tra le regioni italiane. Il Piemonte ha avuto 23,4 punti e la Liguria 22,1.
Così, per la qualità della sua Pubblica amministrazione, il Piemonte è risultato centosessantunesimo in Europa e nono nel nostro Paese; la Liguria rispettivamente centosessantaseiesima e undicesima.
Sul podio nazionale, sui gradini sotto il Trentino-Alto Adige, si sono piazzati l'Emilia Romagna e il Veneto, con 39,4 punti; precedendo anche la Lombardia (38,9) e il Friuli-Venezia Giulia (38,7).
Nel rank italiano, settima è finita la Toscana (30,8 punti), ottavo il Molise (23,6), decima la Sardegna (22,5).
Ed ecco le ultime, in ordine di punteggio: Marche (19,2), Umbria (16,4), Lazio (16), Sicilia (15,7), Puglia (15,7), Basilicata (13), Campania (8,4), Abruzzo (6,2).
A proposito di Pubblica Amministrazione italiana, la Cgia ha commentato: “Siamo soffocati da una mala burocrazia, che sottrae ai piccoli imprenditori sempre più tempo e risorse per compilare un numero debordante di adempimenti, di certificati e per onorare una moltitudine di scadenze disseminate lunghe tutti i dodici mesi e questa criticità costa al sistema delle Pmi italiane 31 miliardi di euro ogni anno”.
“Una cifra spaventosa – ha aggiunto Paolo Zabeo, coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia – in parte imputabile anche al cattivo funzionamento della macchina pubblica, che ormai sta diventando la principale nemica di chi fa impresa. Sempre più soffocate da timbri, carte e modulistica varia, questa Via Crucis quotidiana costa a ogni Pmi mediamente 7.000 euro all'anno”.
In effetti, l'Italia sfigura nelle classifiche relative alla facilità di fare impresa: a livello mondiale è stata collocata al quarantaseiesimo posto da “Doing Business 2018” e al quattordicesimo a livello europeo. Fra l'altro, in Italia servono 238 ore all'anno per pagare le imposte (la media europea è di 149 ore), 1.120 giorni per la risoluzione delle dispute commerciali (650 giorni la media dei 19 Paesi dell'area euro) e 7,5 mesi per ottenere i permessi per costruire un capannone, contro i 185 giorni della media europea.

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