Calano i debiti degli enti pubblici locali quelli dello Stato fanno il nuovo record

Sergio Chiamparino
presidente della Regione Piemonte
ritratto da "Benny"
Al contrario di diversi ministri italiani, che, forse, non si sono ancora resi conto dell'incidenza delle loro dichiarazioni (spesso “sparate”), relative a provvedimenti economici e finanza pubblica, sulle decisioni degli investitori, quelli internazionali in particolare, Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea (Bce), ancora pochi giorni fa, ha ribadito che i governanti devono fare bene attenzione a quello che dicono, perché nel campo minato degli affari e della moneta le parole pesano molto. E moltissimo possono costare i preannunci di misure destinate ad avere grandi effetti sui conti pubblici.
Il nuovo monito di Mario Draghi, certamente poco considerato e ancor meno amato dai freschi “timonieri” italiani, nonostante il suo prestigio mondiale, è più che motivato e si basa non soltanto sull'inesorabile crescita del debito delle nostre Amministrazioni pubbliche – a fine luglio 2.341,686 miliardi di euro, nuovo record storico – ma, forse soprattutto, sulla constazione dell'accelerazione della fuga dei sottoscrittori esteri di titoli pubblici italiani.
Al 30 giugno scorso, il valore del debito pubblico italiano nei portafogli di soggetti non residenti, come la Banca d'Italia definisce convenzionalmente gli stranieri, è sceso a 713,963 miliardi di euro, pari al 30,73% dei 2.323,286 miliardi che, alla stessa data, le Amministrazioni pubbliche avevano l'impegno di rimborsare ai loro creditori.
Rispetto al 31 marzo, il calo del valore del portafoglio estero di titoli pubblici italiani è di 47,930 miliardi. Alla fine del primo trimestre di quest'anno, infatti, i “non residenti” possedevano Btp, Cct, Ctz Bot e altri titoli pubblici per 761,893 miliardi, pari al 33,1% dell'intero debito delle Amministrazioni pubbliche italiane.
Questo è già un grande problema, anche se qualche membro del governo Conte-Salvini-Di Maio sostiene il contrario. La ritira degli investitori stranieri, infatti, comporta la necessità di trovare chi sottoscriverà le nuove emissioni al posto loro, per di più constatando che le famiglie italiane stanno riducendo gli acquisti di Btp e affini e la Bce ha già anticipato che con dicembre cesserà di comprare, dopo averlo fatto, finora, per centinaia di miliardi.
La Banca d'Italia continua a sottoscrivere nuovi titoli, come conferma che a fine luglio ne aveva in cassa per 383,8 miliardi, quasi tre in più del mese precedente. Ma la Banca d'Italia non basta, tant'è vero che i nuovi titoli pubblici vengono emessi con la promessa di rendimenti più elevati. D'altra parte, le Amministrazioni pubbliche hanno bisogno di piazzare e di incassare, perchè la spesa pubblica resta sempre superiore alle entrate, nonostante il loro irrefrenabile aumento. E se non entra denaro fresco, inevitabilmente finiscono a rischio gli stipendi di componenti della colossale macchina pubblica che fa funzionare, più o meno bene, sanità, istruzione, giustizia, difesa e, fra l'altro, la previdenza (pensioni, cassa integrazione, sussidi di disoccupazione).
Come precisato dalla Banca d'Italia, in luglio lo Stato ha emesso nuovi titoli di debito per 30,958 miliardi (13,558 come Btp) e ne ha rimborsati per 13,250 miliardi, meno della metà dei sei mesi precedenti).
Ancora un'annotazione sul debito delle Amministrazioni pubbliche: in luglio è invece diminuito quello delle Amministrazioni locali: quello di Regioni e Province autonome è sceso a 30,986 miliardi, il valore più basso dal dicembre scorso; mentre hanno toccato i rispettivi minimi degli ultimi anni i debiti di Province e Città metropolitane (7,012 miliardi) e dei Comuni (38,469 miliardi).

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