Nord Ovest: perse 1.675 imprese artigiane Alessandria è stata la cenerentola del 2017


Alessandria cenerentola dell'artigianato del Nord Ovest. L'anno scorso, a fronte delle 692 imprese artigiane nate in provincia di Alessandria, sono state 938 quelle che hanno chiuso i battenti. Il settore, perciò, ne ha perse 246, evidenziando un dimagrimento del 2,14%, il tasso più negativo dell'area formata da Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta e tra i peggiori d'Italia, la cui decrescita media è stata dello 0,85% (92.265 le imprese che hanno cessato l'attività nel 2017, contro le 80.836 che l'hanno avviata).
Poco peggio è andata alla provincia di Biella, con il calo dell'1,96%, conseguente all'iscrizione di 299 nuove imprese artigiane iscritte alla locale Camera di commercio mentre sono state 404 quelle che sono state cancellate dal registro delle attive.
Tassi negativi superiori alla media nazionale sono emersi dal censimento di Unioncamere, l'unione nazionale delle Camere di commercio, anche dalle province di Vercelli (-1,45%), Savona (-1,44%), Torino (-1,04%), Verbania (-0,99%), La Spezia (-0,94%) e Cuneo (-0,88%). Nel 2017, la provincia Granda ha perso 158 imprese artigiane, La Spezia 50, Verbania 43, Torino 650, Savona 132 e Vercelli 69.
Meno peggio, invece, è andata alle province di Asti (-0,66%), Genova (-0,61%), Novara (-0,25%), Imperia (-0,17%) e Aosta (-0,11). Il sistema artigiano ha perso 41 imprese nella provincia di Asti, 141 in quella di Genova e 24 in quella di Novara. Nell'Imperiese il calo è stato di 12 imprese (492 le nate e 504 le chiuse), in Valle d'Aosta soltanto di 4, differenza tra le 279 cessazione e le 175 nuove iscrizioni alla Camera di commercio.
Nell'anno appena passato, il sistema imprenditoriale dell'artigianato ha registrato nel Nord Ovest 11.102 nascite e 12.777 chiusure. Al 31 dicembre scorso , pertanto, le imprese artigiane attive nelle tre regioni sono risultate 167.688, perciò 1.675 meno rispetto alla stessa data del 2016. In particolare, le imprese artigiane in attività a fine 2017 erano 119.809 in Piemonte (-1.336), 44.207 in Liguria (-335 in Liguria) e 3.672 in Valle d'Aosta (-4). In tutta l'Italia 1.327.180 (-11.429).
Il calo nazionale del 2017, comunque, è il più basso degli ultimi sei anni. Nel 2013, il sistema dell'artigiana aveva subito una perdita record di 27.893; però, da allora il fenomeno negativo è progressivamente diminuito. L'ultimo anno di crescita è stato il 2008.

Spesi 1,3 miliardi di euro nei primi 2 mesi per comprare auto nuove nel Nord Ovest


Quasi un miliardo e 300 milioni. E' il prezzo delle 56.665 auto nuove immatricolate nelle tre regioni del Nord Ovest dall'inizio di gennaio alla fine di febbraio: 35.769 in Piemonte (-2,2% rispetto al primo bimestre 2017), 5.955 in Liguria (-7,8%) e 14.941 in Valle d'Aosta (+4,5%). Il numero della Valle d'Aosta non deve stupire, perché nella regione alpina, come nelle province autonome di Bolzano e Trento, vengono immatricolate le flotte di diverse società, a partire da quelle di autonoleggio, per il vantaggio derivante dalle minore aliquote di Ipt, l'imposta provinciale di trascrizione.
Proprio per questa ragione, il costo delle auto nuove immatricolate nel Nord Ovest non corrisponde perfettamente con gli incassi dei concessionari che le hanno vendute. Almeno per quanto riguarda la Valle d'Aosta. Mentre si può stimare in circa 780 milioni la spesa fatta dagli acquirenti di vetture nuove in Piemonte nei primi due mesi 2018 e in circa 130 milioni quella complessiva di chi le ha comprate in Liguria.
Nel solo mese di febbraio, le nuove immatricolazioni sono state 16.926 in Piemonte (-9,8% rispetto allo stesso mese del 2017), 7.959 in Valle d'Aosta (+4,4%) e 2.872 in Liguria (-11,3%). Lo ha comunicato l'Anfia, l'associazione dell'industria nazionale dell'automotive presieduta da Aurelio Nervo, ricordando che nell'intero 2017 sono state consegnate 219.779 targhe nuove in Piemonte (178.359 nel 2016), 59.959 in Valle d'Aosta (49.813) e 35.607 in Liguria (35.090).

Aurelio Nervo, presidente Anfia

Bilanci '17, utile e dividendo per Cover 50 "rosso" per Visibilia e Italia Independent


Brindisi a metà, per la cuneese Daniela Garnero Santanché. Nell'ultima seduta borsistica di marzo, Visibilia Editore, la quotata della quale la Santanché è l'azionista di maggioranza assoluta (ne possiede il 56,7% del capitale con la sua Visibilia Editore Holding), oltre che presidente e amministratore delegato, ha fatto registrare il maggior rialzo percentuale di tutta Piazza Affari. Il prezzo finale dell'azione della Visibilia Editore, infatti, è stato di 0,0936 euro, superiore del 9,60% rispetto al precedente. Nessun altro titolo ha avuto una performance maggiore.
Nella stessa giornata del primato, però, Visibila Editore ha presentato il bilancio 2017, chiuso con la perdita di 455.465 euro, sia pure inferiore ai 779.924 euro del 2016. Il margine operativo lordo dell'esercizio comunque è stato positivo per 188.419 euro, mentre era stato negativo per 114.236 euro nel 2016 e per 705.337 nel 2015. E' migliorato, si pure di poco, l'indebitamento netto, calato a 2,302 milioni dai 2,485 del 31 dicembre 2016. Infine, il patrimonio netto è ammontato a737.679 euro. Visibilia Editore, che nel passato esercizio ha avuto un valore della produzione pari a 3,652 milioni (3,832 milioni nel 2016), è valutata dalla Borsa circa 2,8 milioni, cifra che la rende la cenerentola delle quotate del Nord Ovest.
Altre due società piemontesi presenti nel listino Aim di Piazza Affari, quello dedicato alle piccole e medie imprese, hanno comunicato i loro risultati 2017 oggi, 29 marzo. Si tratta di Italia Independent e di Cover 50.
Italia Independent, controllata e presieduta da Lapo Elkann e partecipata dal fratello John, ha avuto un fatturato di 22,1 milioni (-9,1% rispetto al 2016) e un margine operativo negativo di 238.000 euro, comunque nettamente migliorato rispetto a quello precedente, che era risultato negativo per 6,2 milioni. E' diminuita anche la perdita netta, scesa a 9,8 milioni dai 12,3 milioni dell'esercizio 2016. Invece, è ancora aumentato l'indebitamento netto, da 18,3 a 24,6 milioni di fine 2017.
Il Consiglio di amministrazione di Italia Independent, società che ha siglato un accordo di licenza, pochi giorni fa, con la Walt Disney per la produzione di occhiali con il famoso marchio, ha deliberato un aumento di capitale di 4,9 milioni.
Cover 50, impresa torinese fondata e controllata dalla famiglia Fassino, produttrice dei pantaloni con marchio Pt, nel 2017 ha avuto ricavi per 27,5 milioni (24,8 nel 2016), un margine operativo lordo di 5,4 milioni (5,3) e un utile netto di 3,2 milioni (3,1). Al 31 dicembre scorso, la sua posizione finanziaria netta era positiva per 9,7 milioni.
Il Consiglio di amministrazione di Cover 50, al cui comando si trovano Pierangelo Fassino (presidente e amministratore delegato) e il figlio Alberto Edoardo (consigliere e amministratore delegato) ha deciso di proporre ai soci un dividendo di 0,50 euro per azione (pay out del 69,1%). L'ultimo prezzo odierno dell'azione Cover 50 è stato di 10 euro esatti (+1,63%).

Daniela Garnero Santanché

Il boom dell'utile e il dividendo più alto non salvano le Buzzi Unicem dall'Orso


Misteri della Borsa italiana, alla quale è sempre più difficile credere, almeno da parte di chi non trova giustificazioni plausibili e convincenti su certe improvvise e forti variazioni di prezzi, se non quelle delle manovre di grandi speculatori.
A rafforzare la convinzione che Piazza Affari non sia un mercato credibile, dove le quotazioni dovrebbero essere certo il risultato della domanda e dell'offerta ma anche dei valori sostanziali e potenziali dei beni trattati, cioè della società emittente delle azioni a listino, oggi è il “caso” Buzzi Unicem.
Nella stessa giornata in cui il gruppo cementiero di Casale Monferrato, che fa capo alla famiglia Buzzi, ha annunciato i brillanti risultati conseguiti nel 2017, i suoi titoli hanno registrato deprezzamenti: l'azione ordinaria ha chiuso a 19,085 euro (-2,45%) e quella di risparmio a 11,24 euro (-3,10%).
Il ribasso dell'ordinaria Buzzi Unicem è risultato il secondo maggiore tra le azioni che compongono il paniere dell'Ftse Mib, cioè delle principali 40 società della Borsa di Milano; peggio ha fatto soltanto Stmicroelectronics, per di più in un una seduta terminata con l'aumento dello 0,55% dell' Ftse Mib.
Nel 2017 Buzzi Unicem ha ottenuto un utile netto di 395 milioni, rispetto ai 149 milioni del 2016; ha avuto un margine operativo lordo di 576 milioni (+4,7%) e ha diminuito di ulteriori 79 milioni l'indebitamento netto, facendolo scendere a 863 milioni, nonostante gli investimenti per 218 milioni nell'esercizio, di cui 29 per progetti industriali e 113 per l'acquisizione della veneta CementiZillo.
Fra l'altro, ha incrementato del 5,1% il fatturato consolidato, ammontato così a 2,806 miliardi.
Il Consiglio di amministrazione di Buzzi Unicem, che ha come membri esecutivi tre esponenti della famiglia – Enrico, Pietro e Michele Buzzi – e, tra i non esecutivi, anche Elsa Fornero e Maurizio Sella, ha deciso di proporre ai soci un dividendo di 0,12 euro per ogni azione ordinaria e 0,204 per ogni azione di risparmio, entrambe maggiorate di dieci centesimi rispetto all'anno scorso.
Nonostante tutto questo, appunto, la penalizzazione di quella stessa Borsa che ancora alla fine di gennaio di quest'anno valutava 24,40 euro l'azione ordinaria, dopo averle fatto segnare il record storico di 24,87 euro il 5 maggio del 2017.

Il vertice della Buzzi Unicem

I RIBASSI DI DAMIANI, GEDI GRUPPO EDITORIALE E REPLY
Ancora in merito alla seduta odierna sono da segnalare i notevoli ribassi delle azioni Damiani, Gedi Gruppo Editoriale e Reply. L'ultimo prezzo della Damiani è stato di 0,92 euro, inferiore del 3,77% al precedente e il più basso degli ultimi tre anni. Quanto a Gedi Gruppo Editoriale, ha continuato la sua discesa fino a toccare 0,427 euro (-2,73), che rappresenta il suo nuovo record storico negativo. Sorprendente, infine, il ribasso di Reply, la cui azione è calata del 5,17% a 44,42 euro.

Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta in testa per il maggior peso di tasse, tariffe, debito


Un altro primato non invidiabile per la popolazione del Nord Ovest: gli abitanti della Liguria, del Piemonte e della Valle d'Aosta sono quelli che, in Italia, sopportano il peso pro capite più oneroso di tasse, tributi, tariffe e debito finanziario. A rilevarlo, in seguito a uno studio appena pubblicato, è il Crif, gruppo specializzato in sistemi di informazioni creditizie e di business infromation , servizi di outsourcing, processing e soluzioni per il credito (fondato a Bologna trent'anni fa, opera in quattro continenti con 70 società e nella sua clientela si trovano oltre 6.300 istituti finanziari e 55.000 imprese).
Dalla ricerca fatta sulla situazione economico-finanziaria dei circa 8.000 Comuni italiani, in funzione della valutazione dei loro rischi, fra l'altro è emerso che i cittadini più penalizzati per il pagamento di tasse e tributi, per la pressione tariffaria fiscale e per la maggiore porzione di debito pubblico sono, appunto, in ordine, i liguri, i piemontesi e i valdostani. Sono loro ad avere i tre indici peggiori nella graduatoria nazionale, pagando il doppio di Sardegna, Sicilia e Puglia, le tre regioni con le condizioni migliori.
Questa situazione è conseguente anche al fatto che il Nord Ovest presenta una forte capacità degli enti locali di riscuotere tasse, tributi e tariffe. Nella relativa classifica, la Liguria è terza, preceduta di un soffio solo dal Friuli-Venezia Giulia e dal Trentino-Alto Adige. La Valle d'Aosta è quarta e il Piemonte ottavo, comunque, con soli tre punti di distacco dalla regione più efficiente. In coda, invece, Campania, Calabria e Sicilia.
La terza area presa in esame dal Crif per i suoi futuri rating sulle condizioni economico-finanziarie dei Comuni è quella alle capacità di finanziamento delle Amministrazioni locali, misurata sul rapporto del debito finanziario e delle anticipazioni di tesoreria rispetto alle loro entrate correnti. In parole più semplici, la loro capacità di sostenere le spese per i servizi erogati alle rispettive comunità di competenza.
Anche in questo caso il Nord Ovest si piazza nella parte più alta del ranking. La Valle d'Aosta è al secondo posto, preceduta dalla Sardegna e seguita dal Trentino-Alto Adige; mentre la Liguria è quarta e il Piemonte quinto.

Cassa integrazione: boom in Valle d'Aosta forti diminuzioni in Piemonte e in Liguria


Altro che isola felice. In Valle d'Aosta, il 2018 è cominciato con un boom della cassa integrazione. L'Inps ha comunicato che nei primi due mesi di quest'anno sono state autorizzate 88.309 ore per trattamenti di integrazione salariale, il 97,18% in più rispetto allo stesso periodo del 2017. In particolare, nel solo mese di febbraio le ore autorizzate nella regione alpina sono state 38.438, con un incremento del 226% rispetto alle 11.791 del corrispondente mese dell'anno scorso. Tutte ore, queste ultime, di cassa integrazione ordinaria.
Il boom valdostano contrasta con i forti cali della cassa integrazione che, invece, sono stati registrati nelle altre due regioni del Nord Ovest, sia in gennaio che in febbraio. Complessivamente, le ore autorizzate per trattamenti di integrazione salariale nel primo bimestre del 2018 sono state 4.355.882 in Piemonte (-49,19%) e 801.467 in Liguria (-68,71%). Nel solo febbraio, il calo è stato del 21,2% in Piemonte e del 78,2% in Liguria.
Relativamente ai primi due mesi, la disaggregazione dei dati Inps mostra che delle ore autorizzate in Piemonte 2.284.039 erano di cassa integrazione ordinaria (-2,9%), 2.071.803 di cassa straordinaria (-65,2%) e 1.061.044 di solidarietà (-77,2%). In Liguria, le ore di cig ordinaria sono state 368.871 (+75,3%) e 145.825 quelle di solidarietà; ma 424.526 le ore di cig straordinaria (-81%), la più significativa delle crisi aziendali. Di oltre il 90%, inoltre, in entrambe le regioni, sono diminuite le ore di cassa in deroga.
Per quanto riguarda i nuovi rapporti di lavoro, i dati Istat più recenti sono quelli relativi a gennaio e all'Italia intera. Comunque positivi, perché nel primo mese di quest'anno sono state contate 654.902 assunzioni (536.498 nel gennaio 2017), a fronte di 454.336 uscite dal mondo del lavoro (392.050). Perciò, l'anno è incominciato con oltre 100.000 posti di lavoro in più.
A livello regionale, l'ultimo consuntivo è quello di tutto il 2017. Il totale delle assunzioni, nelle varie forme, è aumento del 23,6% in Piemonte, del 17,4% in Valle d'Aosta e del 21,4% in Liguria (18,8% la media nazionale). Sempre nel 2017, il totale delle cessazioni, invece, è cresciuto del 21,1% in Piemonte, del 19,7% in Valle d'Aosta e del 19,6% in Liguria.
Le assunzioni a tempo indeterminato, l'anno scorso, sono risultate 64.418 in Piemonte (69.474 nel 2016), 1.978 in Valle d'Aosta (2.077) e 22.316 in Liguria (25.365); quelle a termine 335.646 in Piemonte (252.079), 12.885 in Valle d'Aosta (11.035) e 143.327 in Liguria (11.833).
Inoltre, in Piemonte sono state registrate 22.603 assunzioni in apprendistato (18.882 nel 2016) e 23.029 stagionali (20.214); in Valle d'Aosta, rispettivamente, 1.067 (1.026) e 9.036 (7.133); in Liguria 9.057 (7.584) e 17.609 (13.607).
Emerge, quindi, che l'aumento delle assunzioni del 2017 è dovuto principalmente alle assunzioni a termine, perché, al contrario, quelle a tempo indeterminato sono diminuite e, precisamente, del 7,3% in Piemonte, del 4,8% in Valle d'Aosta e del 12% in Liguria.

Jean-Pierre Guichardaz, assessore al Lavoro Valle d'Aosta

Aeroporti, a febbraio Genova recupera Torino ha continuato a perdere traffico


Andamento opposto, in febbraio, per i due maggiori aeroporti del Nord Ovest: Genova è salito ancora di quota, Torino-Caselle è ancora sceso. Fuori di metafora, nel mese scorso lo scalo ligure ha fatto registrare un aumento sia dei movimenti - voli in arrivo e in partenza – che sono stati 1.106 (+5,2% rispetto a febbraio 2017) sia dei passeggeri, ammontati a 70.719 (+3,6%); invece, il “Sandro Pertini” ha incrementato del 3,2% i movimenti (3.562) ma ha visto calare del 2,4% i passeggeri, risultati 327.546.
Già in gennaio era andata quasi nello stesso modo, dato che il “Cristoforo Colombo” aveva aumentato movimenti (+15,5%) e passeggeri (+1,7%); mentre lo scalo di Torino-Caselle aveva perso l'1,8% dei movimenti e il 2,6% dei passeggeri. Non solo. Per l'aeroporto torinese, quello di febbraio è il quarto mese consecutivo con il traffico in rosso e, in controtendenza, perché l'insieme degli aeroporti italiani ha consuntivato, nel mese appena passato, 97.400 movimenti (+3,7% rispetto a febbraio 2017) e 10.925.077 (+6,8%).
Quanto al terzo scalo del Nord Ovest censito da Assoaeroporti, l'associazione dei 38 scali nazionali presieduta da Fabrizio Palenzona, cioè Cuneo-Levaldigi, in febbraio ha contato 267 tra partenze e arrivi di aerei (+5,1%) e 6.279 passeggeri (-17,1%).
Nell'intero 2017, l'aeroporto di Genova ha avuto 1.249.374 passeggeri, lo 0,7% dei 175.413.402 registrati da tutti gli aeroporti italiani. Il dato 2017 era ancora inferiore dell'1,6% a quello del 2016 e, comunque, tale da porre il Cristoforo Colombo al posto numero 23 nella graduatoria nazionale 2017, dietro anche a quelli di Trapani, Alghero, Brindisi e Lamezia Terme.
L'Aeroporto di Genova ha come azionista di maggioranza assoluta l'Autorità portuale del Mar Ligure Occidentale con il 60% del capitale, mentre la Camera di commercio di Genova ne possiede il 25% e la Aeroporti di Roma il 15% restante. Presidente della società, dal luglio scorso, è Paolo Odone, classe 1942, da parecchi anni al vertice pure della locale Camera di commercio.
L'aeroporto di Torino-Caselle, nell'intero 2017 ha avuto 4.176.556 passeggeri, nuovo record storico, grazie all'incremento del 5,8% rispetto al 2016. Però, la sua crescita è risultata inferiore alla media nazionale del 6,4% (sono stati 175.413.402 i passeggeri utilizzatori degli aeroporti italiani censiti dalla loro associazione).
Nella graduatoria 2017 basata sui clienti degli scali del Paese, il “Sandro Pertini” è stato preceduto anche dagli aeroporti di Bari (4.686.016 passeggeri), Pisa (5.233.831) e Palermo (5.775.274). I passeggeri che hanno utilizzato l'aeroporto di Caselle in febbraio rappresentano il 3% delle persone transitate in tutti gli scali dell'Italia.
Il “Sandro Pertini” è gestito, dal 1956, dalla Sagat, società che ne ha la concessione almeno fino al 2035 e che da cinque anni esatti ha come azionista di maggioranza assoluta, con il 75,28% del capitale, 2i Aeroporti (gruppo Cdp-Cassa Depositi e Prestiti). Il 10% fa capo alla Fct Holding, finanziaria del Comune di Torino, il 6,76% a Tecno Holding (Camere di commercio) e il 5% alla Città Metropolitana. Presidente è Giuseppe Donato e amministratore delegato Roberto Barbieri.

Roberto Barbieri, ad Sagat (Torino)

Borsa, zampata dell'Orso su Buzzi Unicem Cairo Communication, dividendo doppio


Nuova zampata dell'Orso, in Piazza Affari, oggi 26 marzo. L'indice Ftse Mib, che rappresenta il paniere delle 40 principali quotate, ha chiuso con un ribasso dell'12% rispetto a venerdì scorso. E la big piemontese che ne ha fatto di più le spese è Buzzi Unicem, la cui azione ordinaria ha chiuso a 19,355 euro, con una perdita di valore del 3,18%. E' stato il ribasso maggiore dopo quello di Banca Generali (-3,23%). Con il calo odierno, la quotazione del titolo Buzzi Unicem è arrivata vicinissima a quella del 20 agosto 2017 (19,31 euro), il minimo degli ultimi 12 mesi.
In controtendenza, invece, ha concluso l'azione della Cairo Communication, il cui prezzo finale è stato di 3,48 euro, superiore del 3,88% al precedente. Il rialzo della società fondata e presieduta da Urbano Cairo è conseguente ai risultati del bilancio 2017, diffusi oggi. L'utile netto della capogruppo è stato di 71,1 milioni (3,5 nel 2016), tale da consentire la distribuzione di un dividendo di 0,10 euro per azione, esattamente il doppio di quello erogato l'anno scorso.
A livello consolidato, l'utile netto della Cairo Communication è stato di 52 milioni (21,5 nel 2016), il margine operativo lordo è risultato di 168,8 milioni (85,6) e i ricavi lordi sono ammontati a 1,212 miliardi (631,7 milioni nell'esercizio precedente). L'indebitamento finanziario netto è sceso a 263,1 milioni al 31 dicembre scorso, mentre era di 352,6 milioni alla stessa data 2016.

Urbano Cairo, presidente Cairo Communicvation

Boom dei profitti 2017 di Exor e Ferrero finisce in parità la sfida tra i due colossi


Uno a uno, tra le holding di due gruppi piemontesi di livello mondiale, la Ferrero International, il colosso dolciario nato ad Alba, e l'Exor della famiglia Agnelli-Elkann-Nasi, a capo di un conglomerato non soltanto autoveicolistico.
Uno a uno perché l'utile netto 2017 di Exor è stato di 1,39 miliardi (588 milioni nel 2016) mentre quello di Ferrero International è stato di 546,3 milioni (280,6 nell'esercizio precedente, chiuso come sempre il 31 agosto); ma la capogruppo lussemburghese presieduta da Giovanni Ferrero ha deciso di distribuire un dividendo di 800 milioni, a fronte degli 82,3 milioni che si divideranno i soci della finanziaria di diritto olandese guidata da John Elkann (0,35 euro per azione, come l'anno scorso).
Exor ha più che raddoppiato il risultato netto consolidato, grazie soprattutto al miliardo e più apportato da Fca-Fiat Chrysler Automobiles; la Ferrero International l'ha aumentato di circa il 95% (a livello consolidato, però, è sceso a 657 milioni dai 793 dell'esercizio terminato a fine agosto 2016).
Il valore degli asset del gruppo Ferrero, che nell'esercizio concluso il 31 agosto scorso ha fatturato 10,5 miliardi, sono saliti a 9,3 miliardi dagli 8,7 precedenti; quello di Exor a 22,97 miliardi dai 14,642 di fine 2016, sempre al netto del debito. Fra l'altro, Exor ha comunicato di avere un indebitamento finanziario netto di 3,136 miliardi al 31 dicembre 2017, comunque inferiore di 260 milioni rispetto alla stessa data del 2016.

John Elkann presidente e ad Exor

Giovanni Ferrero, presidente Ferrero International


Assogestioni: in febbraio raccolta negativa "rosso" per i gruppi Bim (profondo) e Sella


La fuga degli investitori dalla Bim-Banca Intermobiliare è continuata anche in febbraio. Il fenomeno emerge dalla mappa mensile del risparmio tracciata da Assogestioni, l'associazione italiana delle società di gestione del risparmio (sgr), bancarie, assicurative e indipendenti. Secondo Assogestioni, infatti, in febbraio, il gruppo Banca Intermobiliare ha avuto una raccolta netta di risparmio gestito negativa per 226,5 milioni, così che il patrimonio gestito è sceso a 2,5 miliardi.
A mostrare una raccolta netta in rosso, nel mese appena passato, tra le sgr piemontesi, è stato anche il gruppo Banca Sella, il cui dato è stato negativo per 54,3 milioni, a fronte comunque di un patrimonio gestito superiore ai 7,7 miliardi e tale da garantire il mantenimento del terzo posto nella graduatoria delle sgr della regione per entità di patrimonio gestito.
Il gruppo biellese, che ha al suo vertice Maurizio Sella, infatti, precede l'Ersel della famiglia Giubergia-Argentero, oltre che la Bim e la Alpi. In febbraio, Ersel ha evidenziato un patrimonio gestito pari a 6,344 miliardi, dopo una raccolta netta, nel mese, positiva per 35,2 milioni.
Nel mese passato, positiva, per 354 milioni, è risultata anche la raccolta netta del gruppo Ubi Banca, che ha come maggiore azionista singolo la Fondazione Crc di Cuneo, presieduta da Giandomenico Genta (direttore generale è Andrea Silvestri e vice Roberto Giordana). Il patrimonio gestito dal gruppo di Ubi Banca è ammontato a 59,5 miliardi, che valgono il secondo posto piemontese.
Leader dell'industria regionale del risparmio gestito è, naturalmente, il gruppo Intesa Sanpaolo, con un patrimonio gestito di 401 miliardi, inferiore esclusivamente a quello del gruppo Generali (478,5 miliardi). Al contrario di Generali, però, il gruppo Intesa Sanpaolo, attivo nel settore con Eurizon e Fideuram, in febbraio ha avuto una raccolta netta di 2,351 miliardi, mentre quella del gruppo triestino presieduto dal piemontese Gabriele Galateri di Genola, è stata negativa per 6,7 miliardi.
Piemontese è anche la Alpi di Biella, che però è interamente posseduta dalla Fiduciaria Orefici Sim di Milano. La Alpi (presidente Carlo Vedani e amministratore Angelo Rusconi), nel mese scorso ha avuto una raccolta netta di 14,7 milioni, tutta con i fondi aperti, e un patrimonio gestito di 156 milioni.
A livello italiano, Assogestioni ha rilevato che, in febbraio, la raccolta netta di patrimonio gestito da parte di tutte le sgr associate è stata negativa per 883 milioni, mentre era stata positiva per 9,9 miliardi in gennaio. Grazie al record del primo mese dell'anno, comunque, la raccolta del bimestre è risultata positiva per poco più di 9 miliardi e il patrimonio gestito di 2.097, 4 miliardi.

Borsa: Italgas batte l'Orso della settimana come le due quotate del gruppo Gavio


Settimana borsistica all'insegna dell'Orso, quella conclusa venerdì scorso, anche per quasi tutte le quotate che fanno riferimento al Piemonte e alla Liguria. Fra l'altro, come scrive il Corriere Torino di oggi, 25 marzo, “Soltanto una delle otto società piemontesi che compongono il paniere delle 40 principali quotate alla Borsa di Milano e che costituiscono l'indice Ftse Mib ha visto un aumento del valore della sua azione nell'ultima settimana di contrattazioni, caratterizzata dalla buriana provocata dai dazi di Trump e dalla situazione politica italiana. Alla chiusura di venerdì, infatti, unicamente la torinese Italgas ha mostrato un prezzo - 4,766 euro - superiore a quello finale del venerdì precedente, che è stato di 4,701 euro”.
Il Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera, ha aggiunto che “ l'Italgas è stata l'unica quotata piemontese dell'Ftse Mib a evidenziare un incremento mensile del 6,81%. Tutte le altre, infatti, hanno subito ribassi anche rispetto a 30 giorni prima: - 11,66% Cnh Industrial, -6,34% Fca-Fiat Chrysler Automobiles, -7,72% Ferrari, -5,71% Buzzi Unicem, -3,47% Intesa Sanpaolo, -3,20 Ubi Banca e -3,12% Exor, la holding del gruppo Agnelli-Elkann-Nasi”.
Tutte le quotate controllate da Exor, comunque, hanno mantenuto performance positive rispetto a un anno fa, dal 65,58% di Fca e il 53,92% della Ferrari al 24,45% della stessa Exor e al 14,42% di Cnh Industrial. Lo stesso hanno fatto Intesa Sanpaolo (+17,82%), Ubi Banca (+16,73%) e Italgas (+20,78%). Quest'ultima, in particolare, nel 2017 ha conseguito un utile netto di quasi 300 milioni, superiore del 34% al precedente e tale da consentire un dividendo di 0,208 euro per azione.
Invece, per Buzzi Unicem è negativo pure il confronto annuale, dato che il valore della sua azione ordinaria è sceso del 14,43% rispetto al 22 marzo del 2017.
Non fanno parte del paniere Ftse Mib, ma sono comunque rilevanti, le due quotate piemontesi controllate dalla famiglia Gavio di Tortona, le quali evidenziano rialzi delle loro azioni su tutti gli ultimi periodi di confronto: Astm-Autostrada Torino Milano (capitalizza oltre 2 miliardi) ha chiuso la settimana con un rialzo del 3%, il mese con +5,61% e l'anno con +50,87%; per Sias (quasi 3,5 miliardi il valore attribuitogli da Piazza Affari) l'aumento è risultato del 2,5% su base settimanale, dell'8,86% su base mensile e dell71,82% su base annuale.
La spiegazione delle performance di Astm e Sias sta nel boom dei loro utili netti e dei relativi dividendi, maggiorati straordinariamente (i soci incasseranno, fra tutti, 123 milioni di euro.
Per quanto riguarda le liguri, l'eccezione positiva è costituita dalla Orsero di Albenga, la cui azione ha chiuso la settimana a 9,05 euro, a fronte di 8,96 euro del 16 marzo. Anche Erg, infatti, ha seguito la tendenza generale, facendo segnare il prezzo di 19,33 euro contro i 19,47 euro di sette giorni prima. Lo stesso vale per Banca Carige, sempre sotto attacco (0,0083 l'ultimo prezzo della sua ordinaria, mentre era stato di 0,0095 il venerdì precedente) e per la Biancamano dei savonesi Pizzimbone, scesa da 0,279 a 0,275 euro. Infine, la Boero Bartolomeo, destinata a uscire da Piazza Affari, non è stata rilevata, per mancanza di contrattazioni.
Erg, comunque, resta tra i titoli con le migliori performance: + 16,73% sul mese, +42,13% sul semestre e + 66,93% rispetto a un anno fa. Fra, l'altro, l'azione della società controllata dalla famiglia Garrone-Mondini il 15 di questo mese ha fatto segnare il suo record storico, essendo stata quotata 19,55 euro. Equivalenti a una capitalizzazione superiore ai 2,9 miliardi.
Il Toro della Erg è conseguente anche ai risultati conseguiti nel passato esercizio, terminato con un utile netto di 142 milioni (107 nel 2016), tale da consentire la distribuzione di un dividendo unitario di 1,15 euro, di cui 0,40 come parte straordinaria.

Paolo Gallo, ad Italgas

Mappa della popolazione del Nord Ovest che rischia la povertà o l'esclusione sociale


E' la Liguria la regione del Nord Ovest con la più alta quota di popolazione a rischio di povertà o di esclusione sociale. La situazione emerge da uno studio della Cgia di Mestre, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese locali, basato sui dati a fine 2016, gli ultimi disponibili. La Liguria, infatti, presenta il 23,9% di popolazione a rischio di povertà o di esclusione sociale (la quota era del 20,9% dieci anni prima), a fronte del 22,9% del Piemonte (17,7% a fine 2006) e il 20,5% della Valle d'Aosta, che però ha avuto l'aumento maggiore (+9,9%).
Le quote del Nord Ovest sono inferiori alla media nazionale (30%): però la Liguria risulta all'undicesimo posto nella graduatoria delle regioni per percentuale di popolazione a rischio di povertà o di esclusione sociale, il Piemonte al quattordicesimo e la Valle d'Aosta al quindicesimo. Indici più bassi delle nostre tre regioni sono evidenziati da Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Toscana ed Emilia-Romagna. In particolare, poi, è la provincia autonoma di Bolzano ad avere la più bassa quota di popolazione a rischio di povertà o di esclusione sociale: 9,6%, tra l'altro ancora inferiore all'11,2% di fine 2006, l'anno precedente la gravissima e lunghissima crisi economico-sociale dell'Italia.
Come ricordato dalla Cgia di Mestre, l'indice relativo alla popolazione a rischio di povertà o di esclusione sociale è dato dalla somma di persone residenti che si trovano in almeno una delle tre condizioni seguenti: a) vivono in famiglie a rischio di povertà, cioè con un reddito inferiore al 60% del reddito mediano disponibile; b) vivono in famiglie a intensità lavorativa molto bassa; c) vivono in famiglie in condizioni di grave deprivazione materiale, che è tale quandosi trovano in almeno quattro di queste nove situazioni: 1) non riescono a sostenere spese impreviste, 2) hanno arretrati nei pagamenti; 3) non possono permettersi in un anno neppure una settimana di ferie lontano da casa; 4) non hanno un pasto adeguato almeno ogni due giorni; 5) hanno un riscaldamento insufficiente; 6) non possono permettersi l'acquisto di una lavatrice, 7) di un televisore a colori, 8) un telefono, 9) un'automobile.
Dalla stessa Cgia di Mestre è stato fatto notare che in Italia le persone in difficoltà e deprivazione sono passate, negli ultimi dieci anni, da 15 a 18,1 milioni. E questo è successo in seguito non soltanto alla crisi economica, ma anche allo “smisurato aumento delle tasse, alla fortissima contrazione degli investimenti pubblici e a un corrispondente taglio del welfare state”. Fra l'altro, senza benefici sul debito pubblico, che ha continuato ad aumentare in termini assoluti e rispetto al Pil.

Banche e finanziarie: supera i 39.000 euro il debito residuo del torinese maggiorenne


“Un po' più di 39.000 euro (39.186, per la precisione). E' il debito residuo al 31 dicembre 2017 che, in media, ogni torinese maggiorenne deve ancora rimborsare al sistema creditizio, formato quasi interamente da banche, finanziarie e società di credito al consumo. Questa cifra è superiore di quasi 3.000 euro alla media del Piemonte (36.093 euro) e di 5.352 euro a quella dell'intera Italia”. Lo ha appena pubblicato il Corriere Torino, edizione piemontese del Corriere della Sera.
“In conseguenza del suo indebitamento, generato dal mutuo per la casa, dall'acquisto rateale di beni e servizi, quali auto, moto, elettrodomestici, apparecchi elettronici, articoli di arredamento, viaggi – ha riportato l'articolo del Corriere Torino, diretto da Umberto La Rocca - il torinese che ha fatto ricorso al credito paga, mediamente, una rata mensile di 356 euro, pressoché la stessa della media nazionale (355 euro), ma inferiore a quella di tutti i piemontesi, che è invece di 370 euro. A livello provinciale, infatti, si va dal massimo di 403 euro pro-capite del cuneese al minimo di 351 euro del biellese”.
Nel Biellese, l'indebitamento pro-capite residuo alla fine dell'anno scorso era di 30.294 euro, mentre era di 38.292 euro nel Cuneese e di 39.103 nel Verbano-Cusio-Ossola.
Come precisato dal quotidiano, tutti questi dati sono di “Mister Credit”, l'area che si occupa dello sviluppo di soluzione e strumenti educational all'interno del Crif, gruppo specializzato nell'informazione finanziaria.
Dallo studio di Mister Credit-Crif emerge, fra l'altro, che l'indebitamento residuo pro-capite nella provincia di Torino è costituito per il 24,7% da mutui immobiliari, per il 33% da prestiti personali e per il 42,3% da prestiti finalizzati all'acquisto di beni e servizi durevoli. Le medie della regione sono rispettivamente del 23,7% per i mutui casa (il primato è della provincia di Asti con il 25,6%). del 37% per i prestiti personali (massimo del 40,1% nel Biellese) e del 39,3% per i prestiti finalizzati.
Beatrice Rubini, direttore dell'area Mister Credit, ha commentato che “il miglioramento delle condizioni economico-finanziarie delle famiglie, in virtù di un mercato del lavoro in ripresa e dell'aumento del reddito disponibile, ha favorito la domanda di credito per sostenere progetti di spesa sovente rinviati durante gli anni precedenti”. Domanda incentivata anche dal basso costo del denaro, che determina tassi di interesse sostenibili.

Cristina Balbo, presidente Abi Piemonte

Potpourri di imprese in crescita


FERRERO: OLTRE 90 SOCIETA' E 34.500 DIPENDENTI
Ferrero sempre più grande. Al 31 agosto 2017, ultimo giorno del passato esercizio, che ancora non tiene conto delle acquisizioni negli Usa, il gruppo dolciario nato ad Alba contava già 91 società consolidate nel mondo, con 23 stabilimenti, 34.543 dipendenti e un fatturato di 10,5 miliardi di euro, superiore dell'1,5% a quello precedente.
Al vertice del gruppo, che commercializza i suoi prodotti in 170 Paesi, si trova la Ferrero International, che ha a capo Giovanni Ferrero (presidente) e Lapo Civiletti, amministratore delegato. I prodotti che hanno contribuito maggiormente ai ricavi sono stati Nutella, Ferrero Rocher, Kinder Surprise, Kinder Joy, Kinder Bueno e Tic Tac.

Giovanni Ferrero, presidente Ferrero International

BBBELL SI ESPANDE ANCHE IN LIGURIA
La torinese Bbbell, maggiore operatore di telecomunicazioni wireless nel Nord Ovest e uno dei maggiori player del settore a livello nazionale, ha comperato il ramo d'azienda internet e telefonia fissa in Liguria della Uno Communications, società controllata e guidata da Carlo Capacci, il sindaco di Imperia. Le attività rilevate dalla Bbbell sono costituite da 360 antenne, 2.000 chilometri di dorsali radio e 700 chilometri di fibra ottica di proprietà.
“Con questa operazione, Bbbell consolida la sua posizione di leadership nel wireless del Nord Ovest con oltre 22.000 clienti, circa 900 Comuni serviti con telefonia fissa e internet ultraveloce e oltre 12 milioni di fatturato aggregato” è stato riferito dalla società torinese, fondata nel capoluogo piemontese nel 2003 e dotata di 45 dipendenti, 50 agenti commerciali oltre che di 35 tra tecnici e installatori. Presidente è Enrico Boccardo, amministratore delegato Simone Bigotti.

Enrico Boccardo, presidente Bbbell

CLUB DEGLI INVESTITORI ENTRA IN METIS
Il Club degli Investitori, il più grande network regionale di business angel in Italia, ha investito 450.000 euro in Metis Precision Medicine, società torinese fondata nel 2017 con l'obiettivo di sviluppare un farmaco mirato, capace di indurre la remissione clinica e di prolungare la vita del paziente, in casi selezionati. Paolo Comoglio, già direttore scientifico dell'Istituto di Candiolo per la ricerca sul cancro e co-fondatore di Metis, “Benefit company” che ha un portafoglio di brevetti relativi ad anticorpi monoclonali contro un oncogene (Met) ha detto che Metis si pone l'obiettivo di trasferire al letto del malato i risultati di oltre 20 anni di ricerca alla quale hanno partecipato i laboratori di Candiolo e dell'Università di Torino.
Il Club degli Investitori, nato a Torino dieci anni fa, investe direttamente in quote di startup e di pmi ad alto potenziale di crescita. Conta circa 130 soci, compreso John Elkann, entrato nel dicembre scorso, ed è presieduto da Giancarlo Rocchietti. Suoi champion nell'operazione Metis sono il manager Giorgio Barberis e Mauro Ferrari, vice presidente del Club degli Investitori e della Webasto (componentistica automotive).

Giancarlo Rocchietti, presidente 

LICIA MATTIOLI LANCIA I GIOIELLI “CARAMELLE”
E' stata battezzata “Candy” la nuova collezione di gioielli firmata Licia Mattioli, mente creativa e amministratore delegato dell'omonima società torinese fondata con il padre Luciano, già proprietario dell'Antica Ditta Marchisio (il primo laboratorio orafo costituito sotto la Mole), poi venduta. I gioielli Candy sono stati chiamati così perché “le pietre colorate, tormaline, acquamarina, peridoti, che spiccano insieme a pavé di diamanti, li rendono simili a caramelle” ha spiegato Licia Mattioli, che è anche vice presidente di Confindustria per l'Internazionalizzazione e, fra l'altro, vice presidente della Compagnia di San Paolo.
Nel 2017 la Mattioli ha fatturato 43 milioni, facendo registrare una crescita a doppia cifra sul 2016. Quest'anno, l'impresa torinese si concentrerà sul consolidamento sui suoi principali mercati esteri, che sono gli Usa, il Giappone, il Benelux e la Russia.

Licia Mattioli

FIDEURAM VITA A GUIDA ALESSANDRINA
Fideuram Vita al 31 dicembre 2017 ha evidenziato riserve per 31 miliardi di euro, 25 dei quali in prodotti Unit Linked, ovvero in polizze legate a prodotti finanziari. Sulle Unit Linked abbiamo 161.000 clienti, di cui 10.000 hanno scelto le linee protette, per un patrimonio di 1,5 miliardi”. A riferirlo è stata Maria Luisa Gota, amministratore delegato e direttore generale di Fideuram Vita dal maggio scorso, in una intervista da lei concessa a Firstonline, il prestigioso giornale web indipendente di economia, finanza e borsa, presieduto da Ernesto Auci e diretto da Franco Locatelli.
Maria Luisa Gota è di Alessandria, dove ha fatto il liceo linguistico prima di laurearsi in Matematica a Torino e di fare un dottorato di ricerca, sempre in matematica, all'Università di Trieste. Sposata, due figli, Maria Luisa Gota, prima di entrare in Fideuram Vita, della quale è stata anche responsabile della finanza, ha lavorato pure per Eurizon Capital Aviva Italia Holding e Poste Vita.

Maria Luisa Gota, ad e dg Fideuram Vita

Positivi i risultati 2017 della Pininfarina ma l'Orso penalizza anche la sua azione


E' capitata in una giornata decisamente sfavorevole la presentazione del progetto di bilancio 2017 della Pinifarina (l'indice principale della Borsa di Milano è arretrato dell'1,85%), così il titolo della famosa impresa torinese ha chiuso con un segno meno, nonostante i risultati tutti positivi conseguiti nell'esercizio. L'ultimo prezzo dell'azione Pininfarina, infatti, oggi, 22 marzo, è stato di 2,06 euro, inferiore dell'1,90% a quello di ieri.
Il gruppo presieduto da Paolo Pininfarina (amministratore delegato è Silvio Pietro Angori) nel 2017 ha avuto un valore della produzione pari a 87,1 milioni (68,9 nel 2016), un margine operativo lordo di 7,5 milioni (0,9) e un utile netto di 1,3 milioni (20,5). Gli oneri finanziari netti sono stati di 2,1 milioni, uno in meno rispetto all'anno precedente e, al 31 dicembre 2017 la posizione finanziaria netta è risultata positiva per 12 milioni, mentre era negativa per 17,7 milioni alla stessa data del 2016. Nessun dividendo; ma il patrimonio netto consolidato sale da 30,5 a 58,8 milioni.
Orso scatenato, dunque, oggi a Piazza Affari. Tra le “vittime” anche tutte le quotate del gruppo Agnelli-Elkann-Nasi, con l'eccezione della Juventus, che ha chiuso con un incremento dello 0,38% a 0,6655 euro. Il prezzo dell'azione Exor, la holding del Gruppo, è sceso a 58,34 (-4,05%) e quello di Cnh Industrial a 10,17 euro (-4,01%). Il titolo Fca-Fiat Chrysler Automobiles ha terminato la seduta a 16,982 euro (-3,39%) e quello della Ferrari a 99,10 euro (-1,64%).
Tra le dieci azioni che hanno avuto i maggiori ribassi percentuali si trova anche la Gedi Gruppo Editoriale, che ha perso il 7,56%, calando così a 0,4465 euro, che rappresenta il suo nuovo minimo storico. Invece, il secondo rialzo maggiore (+10,47%) è stato fatto segnare da Visibilia Editore, la cui azione è risalita a 0,0992 euro.

Paolo Pininfarina, presidente dell'omonima società

In Piemonte, Liguria e nella Valle d'Aosta protesti diminuiti più della media italiana


Drastico calo dei protesti, nel Nord Ovest, dall'inizio di gennaio alla fine di settembre 2017, tanto che sono risultati poco più di 22.000. In particolare, i mancati pagamenti sono risultati 16.674 in Piemonte (-15,9% rispetto allo stesso periodo 2016), 5.239 in Liguria (-18,2%) e 286 in Valle d'Aosta (-13,6%). In tutte le tre regioni il calo è stato superiore al 12% che rappresenta la media del Paese, dove i protesti sono stati complessivamente 385.107.
Ancora maggiore rispetto alla media nazionale del 18,7%, è stata la diminuzione del valore dei protesti nel Nord Ovest: -24% in Piemonte (18,027 milioni di euro dal primo giorno di gennaio all'ultimo di settembre dell'anno scorso), - 22,2% in Liguria (5,392 milioni) e -52,8% in Valle d'Aosta (358.505 euro).
A livello nazionale, nei primi nove mesi 2017 è risultato di quasi 630 milioni di euro il valore complessivo gli effetti levati da una persona fisica o da un'impresa costrette a ricorrere a un pubblico ufficiale per notificare la mancata accettazione di una cambiale o di un assegno. Le cambiali protestate hanno rappresentato l'80% dei “pagherò”, gli assegni il 20%. Rispetto a quattro anni prima, i protesti si sono quasi dimezzati in Italia (erano stati 726.856 nei primi nove mesi del 2014, quando la loro somma ammontava a 1,619 miliardi).
Unioncamere, l'unione delle Camere di commercio italiane, ha fornito anche i dati disaggregati per provincia. Così, si può fare la graduatoria provinciale per numero di protesti, nei primi nove mesi 2017: Torino 9.264, Genova 2.755, Alessandria 2.008, Novara 1.470, Cuneo 1.316, Savona 1.251, Imperia 795, Biella 772, Asti 660, Vercelli 645, Verbania 539, La Spezia 438, Aosta 286.
La classifica per importo medio dei “pagherò”, sempre relativamente alle tre regioni del Nord Ovest, vede al primo posto la provincia di Cuneo con 1.881 euro e all'ultimo La Spezia con 330 euro. Fra l'altro, proprio La Spezia figura il fanalino di coda di tutta l'Italia, presentando un importo medio dei suoi protesti inferiore anche a quelli delle province di Imperia (773 euro), Novara (822), Asti (841) e Biella (858), tutte comunque nella parte più bassa della classifica.

Il costruttore torinese Alberto Prono nuovo presidente del Circolo Subalpino


Alberto Prono è il nuovo presidente del Circolo Subalpino, sodalizio che costituisce un “unicum” come ha ricordato il decano Cesare Zaccone, socio dal 1961. Alberto Prono, torinese doc, classe 1949, sposato, due figli, laurea in Economia e commercio, titolare dell'omonima impresa generale di costruzioni edili, stradali e ingegneria (attiva anche all'estero), è subentrato all'illustre radiologo Giovanni Gandini, non più rieleggibile.
Nel suo applauditissimo intervento, Cesare Zaccone ha detto che Giovanni Gandini sarà ricordato nella storia del Subalpino “non soltanto per il presidente degli omissis, ma soprattutto come il presidente che più di tutti ha compreso e applicato il principio della reciprocanza, che è amicizia piena, intelligente, ferma e senza reticenze”.
Il Circolo Subalpino, fondato nel 1949 da Remo Morone, che l'ha presieduto fino al 1960, ha 157 soci, fra i quali si trovano molte eccellenze dell'imprenditoria, della finanza, dell'accademia, della medicina, dell'avvocatura, del top management, delle libere professioni. Ha sede a Torino, in corso Vittorio Emanuele II e si riunisce tutti i martedì. Tra i suoi soci, da sempre esclusivamente maschi, a prescindere dall'età, è d'obbligo il tu, “primo passo per realizzare la reciprocanza”.
Con Alberto Prono, il cui padre Giuseppe è stato socio del Subalpino, è stato eletto il nuovo Consiglio direttivo, formato da Benedetto Camerana, Bernardino Chiaia, Paolo Chiono, Guglielmo Giordanengo, Paolo Montalenti, Vittorio Neirotti, Luca Remmert, Mauro Rinaldi, Antonio Robecchi ed Emilio Rossi. Collegio dei probiviri: Carlo Luda di Cortemiglia (presidente), Lionello Jona Celesia, Giovanni Zanetti; con i supplenti Pier Giorgio Re e Cesare Zaccone.

Cesare Zaccone, il decano del Circolo Subalpino

Fondazione Crt: borse di perfezionamento per altri 27 giovani talenti della musica


Altri 27 giovani musicisti di talento, selezionati fra tutti i diplomati negli istituti di Alta formazione artistica e musicale del Piemonte e della Valle d'Aosta e tra i diplomati in violino di tutta l'Italia, potranno migliorare ulteriormente le loro capacità ed evidenziare le loro potenzialità, nel nostro Paese e all'estero, grazie alle borse di perfezionamento messe a disposizione dalla Fondazione Crt.
La borsa di studio più rilevante (12.000 euro) è stata vinta da Valentina Simone, ventenne novarese. Ed ecco gli altri talenti del Nord Ovest vincitori delle borse di perfezionamento: Laura Marconi (Moncalieri), Beatrice Spina (Novara), Claudio Berra (Torino), Giovanni Carraria Martinotti (Biella), Francesco Maccarone (Aosta), Giulio Sanna (Torino), Elisa Soster (Aosta), Zoe Canestrelli (Torino), Davide Papalia (Aosta), Davide Tonetti (Moncalieri) Chiara Biagioli (Torino), Valentina Nicolotti (Moncvalieri(, Davide Agamennone (Novara), Bartolomeo Audisio (Chieri) Alessandro Fornero (Torino), Giulio De Felice (Torino) e Matteo Cotti (Chieri), Davide Cava (Cirié).
Con quelle dell'ultima edizione sono salite a 244 le borse di perfezionamento finanziate dalla Fondazione Crt al fine di dare ai giovani talenti musicali del Piemonte e della Valle d'Aosta l'opportunità di conquistare il mondo con ruoli di primo piano in orchestre rinomate e in istituzioni musicali, nazionali e straniere.
“Le borse di perfezionamento della Fondazione Crt – ha spiegato il presidente, Giovanni Quaglia – favoriscono il decollo della carriera artistica di giovani musicisti e il loro ingresso nel circuito professionistico, tramite l'offerta di un programma internazionale di alto livello, che valorizza il capitale umano”. E il Segretario generale, Massimo Lapucci, ha aggiunto: “Sostenere i giovani più meritevoli è un impegno concreto per Fondazione Crt, che da anni investe, con successo, sui talenti in tutti i campi”.

Gruppo Sella aumenta l'utile e la solidità


Hanno ancora rafforzato la loro solidità patrimoniale le banche del gruppo Sella, che conta oltre 300 succursali. Al 31 dicembre scorso, infatti, la Banca Sella, principale operativa, presentava un Cet1 del 15,1% e del 14% Banca Patrimoni Sella & C (a livello consolidato il Cet1 è risultato del 12,23%). Più è alto il Cet1 più la banca merita la fiducia degli azionisti, degli obbligazionisti, dei risparmiatori, insomma di tutti gli stakeholders.
Al miglioramento degli indici hanno contribuito, tra l'altro, i risultati economici dell'esercizio. Fra l'altro, a livello consolidato l'utile netto è stato di 52,2 milioni (se si escludono i contributi straordinari, l'utile netto diventa di 27,4 milioni, comunque superiore del 53,9% rispetto a quello dichiarato nel bilancio 2016).
L'utile netto della sola Banca Sella è stato di 14,1 milioni, tale da consentire la distribuzione di un dividendo di 0,011 euro per azione, per un totale di 7,4 milioni.
Il gruppo creditizio e finanziario biellese, controllato dalla famiglia fondatrice attraverso la Maurizio Sella sapa e al cui vertice si trova Banca Sella Holding, presieduta da Maurizio Sella, il cui figlio Pietro ne è l'amministratore delegato e direttore generale. ha avuto una redditività del 5,5%.
Un'altra banca piemontese, la Bim, ormai prossima ad avere come controllante un fondo d'investimento inglese, ha invece confermato i risultati negativi: a livello consolidato la sua perdita 2017 è stata di 49,3 milioni (93,4 milioni nel 2016) e il rosso della capogruppo è stato di 43,1 milioni (83,1 milioni nell'esercizio precedente).
Al 31 dicembre scorso, la torinese Bim-Banca Intermobiliare aveva un patrimonio amministrato e gestito parri a 7,4 miliardi, 28 filiali con 149 private bankers e 536 tra dipendenti e collaboratori.

Pietro Sella, ad e dg di Banca Sella Holding

Un tris d'assi tutto rosa


PATRIZIA LOMBARDI E LA SQUADRA ROSA DEL “POLI” DI SARACCO
La squadra costituita da Guido Saracco, neo rettore del Politecnico di Torino, per la guida del prestigioso e affermato ateneo subalpino nei prossimi sei anni, evidenzia una forte componente rosa, che inizia con Patrizia Lombardi, nominata Prorettrice, cioè principale collaboratrice del Megnifico. Le altre donne del team Saracco sono i vice rettori Francesca Verga (per l'internazionalizzazione), Claudia De Giorgi (qualità, welfare e pari opportunità) e Giuliana Mattiazzo (trasferimento tecnologico) e le delegate, figure equiparabili per funzioni e importanza ai vice rettori, Carla Chiasserini (accompagnamento al lavoro), Laura Montanaro (valutazioni strategiche) e Anita Tabacco (semplificazione).
Patrizia Lombardi, già direttore del Dipartimento interateneo di Scienze, progetto e politiche del territorio, origini alessandrine, sposata, si è laureata in Architettura proprio al “Poli”, nel 1988. Poi ha conseguito il master Corep ed è stata allo Iuav di Venezia, prima di andare a perfezionarsi all'università di Salford. E' professore ordinario dal gennaio 2011, dopo avere fatto l'associata per cinque anni. Nel suo ampio curriculum figurano anche la partecipazione al comitato scientifico del Csi, al comitato amministrativo di Siti, al comitato territoriale di Iren, a comitati editoriali di diverse testate specializzate e la direzione scientifica al master dell'Unesco “Management of Cultural projects and World heritage” all'Itc-Ilo.

Patrizia Lombardi

PATRIZIA SANDRETTO RE REBAUDENGO PORTA LA SUA COLLEZIONE IN CINA
Nuova affermazione internazionale di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, fondatrice e presidente dell'omonima fondazione torinese, da oltre vent'anni impegnata a favore dell'arte e della cultura contemporanee (tra le prime fondazioni private aperte in Italia, è anche un osservatorio sulle tendenze e i linguaggi artisti attuali e sostiene i giovani artisti, italiani e stranieri, anche con la committenza e la produzione di nuove opere).
La Collezione Sandretto Re Renaudengo sarà esposta per la prima volta in Cina, al Rockbund Art Museum di Shanghai, dal 24 marzo al 27 maggio. La mostra è conseguente alla collaborazione con il museo cinese che, a sua volta, a giugno, presenterà a Torino una rassegna con diversi artisti asiatici e opere legate alle rispettive culture regionali.
Patrizia Sandretto, torinese, sposata con Agostino Re Rebaudengo, si è laureata in Economia e commercio sotto la Mole è si è avvicinata all'arte contemporanea, come collezionista, agli inizi degli anni 90. La sua passione si è trasformata in un'attività organizzativa che l'ha portata, nel 1995, a dare vita alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, la cui prima sede è stata inaugurata a Guarene nel 1997 e la seconda, nel 2002, nel capoluogo piemontese.
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo è un riconosciuto centro internazionale di studio, sperimentazione e confronto fra artisti, critici, curatori e collezionisti di tutto il mondo. Del suo consiglio di amministrazione fanno parte il padre e la madre di Patrizia Sandretto (Dino ed Emila), i il marito Agostino Re Rabudengo, i figli Emilio ed Eugenio, oltre che Andrea Ganelli, Giovanni Laegeard, Giuseppe Pichetto, Marco Testa e Marco Weigmann.
Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, “regina” italiana dell'arte contemporanea, fa anche parte della commissione cultura di Confindustria ed è presidente della Fondazione Ieo-Ccm (Istituto europeo di oncologia – Centro cardiologico Monzino), che supporta i due istituti milanesi di eccellenza mondiale organizzando raccolte di fondi a loro favore.

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

FEDERICA BIELLER ALLA GUIDA DELLE FUNIVIE DEL MONTE BIANCO
Originaria di Pré-Saint Didiér, 35 anni, maestra di sci, direttore marketing e comunicazione di Qc, società che gestisce nove centri termali e di benessere, compreso quello del paese dove è nata e del quale è direttore generale, più quattro hotel di lusso, Federica Bieller è il nuovo presidente delle Funivie Monte Bianco, la società dello Skyway, l'avveniristica e straordinaria funivia che ha già avuto più di 700.000 clienti.
Federica Bieller ha preso il timone di una impresa che ha chiuso l'esercizio 2006-2017 con un utile netto di 2,6 milioni, destinato interamente a riserva. Del nuovo consiglio di amministrazione delle Funivie Monte Bianco fanno parte anche Albert Tamietto, Paola Lavinia Maganzini e i confermati Mauro Joyeusaz e Ferruccio Gilberti.

Federica Bieller

Indiscrezioni & indovinelli fuori norma


IL PRELATO QUOTIDIANO
Dacci oggi il nostro prelato quotidiano... Dicono che nel Nord Ovest ci sia un alto prelato che va in crisi di astinenza se non si vede citato almeno una volta al giorno su un mass media, andandogli bene sia un quotidiano che una tv, non importa se nazionale o locale, ma persino una radio. Lui, comunque, fa di tutto per meritare l'apparizione mediatica: qualsiasi occasione è buona per un intervento o una dichiarazione. Probabilmente pensa che gli torni utile finire, il più possibile, nella rassegna stampa vaticana. Di certo, tanta sua visibilità a molti dà fastidio. Chi è il soggetto in questione?

LA SGR “ETICA”
Una Sgr (società di gestione del risparmio) che si vanta di essere etica come forse nessun'altra, non solo in Piemonte dove è nata, da quando non è più presieduta da un uomo molto rigoroso, giusto e competente, agisce, all'interno e all'esterno, in modi decisamente ben diversi da quelli ai quali dice di ispirarsi. Capo e sottocapo si comportano come boss di bassa lega. La nuova situazione sta emergendo e fa chiedere fino a quando non interverrà qualcuno a rimettere a posto cose e persone. Un premio, naturalmente morale, a quanti indovinano qual è la contestabile Sgr del caso.

SUL PONTE DELLA STAMPA
A Torino circola la voce che alla Stampa, il quotidiano passato sotto il controllo dei figli di Carlo De Benedetti, dovrebbe arrivare presto un nuovo vice direttore, in sostituzione di uno degli attuali che andrebbe a dirigere un quotidiano locale del Gruppo. Si dice che a condividere il ponte di comando, comunque alle dipendenze del direttore Molinari, sarà un giornalista molto bravo, stimatissimo dal grande Giulio Anselmi, in passato già in posizioni apicali alla Stampa e, più recentemente, diventato anche un volto noto. Le sue iniziali sono A.M. Basta?

UN PRESIDENTE IN BILICO
Si sussurra che nei palazzi attorno a piazza De Ferrari, a Genova, alcuni stiano scommettendo su quanto tempo il presidente di una fondazione ligure, scelto e sostenuto strenuamente dal Pd, riuscirà a restare ancora attaccato alla poltrona. Diversi esponenti del Centro Destra puntano sull'uscita dopo l'approvazione del bilancio 2017 dell'ente, che dovrebbe essere disastroso come gli altri firmati dal discusso presidente. Nessuno, però, rischia neppure un euro sulle dimissioni spontanee. La spinta arriverà da Roma o sarà locale?

Borsa: riscossa di Cairo Communication Gedi al nuovo minimo e la Carige ricade


Risultati double face dell'editoria del Nord Ovest in Borsa, oggi, 19 marzo. L'azione della Cairo Communication ha chiuso la seduta a 3,50 euro, con un incremento del 7,20%, il terzo più alto della seduta. Al contrario, l'ultimo prezzo dell'azione Gedi Gruppo Editoriale è stato di 0,518, non soltanto inferiore del 2,45% a quello di venerdì scorso; ma anche il più basso di sempre,
Il gran rimbalzo della Cairo Communication, che mercoledì 14 aveva toccato il minimo di 2,724 euro ha una motivazione nell'anticipazione che La7, l'emittente del gruppo, ha avuto ottimi risultati dall'inizio dell'anno a oggi. A riferirlo è stato lo stesso Urbano Cairo, che possiede la maggioranza assoluta (il 50,324%, per la precisione) della società che porta il suo nome e che, fra l'altro, ha in portafoglio numerosi periodici, dai settimanali Di Più e Diva e Donna ai mensili Airone, Gardenia e Bell'Italia.
Gedi Gruppo Editoriale pubblica la Repubblica, la Stampa, il Secolo XIX, diversi quotidiani locali e, fra l'altro il settimanale L'Espresso. E' controllato dal gruppo che fa capo ai figli di Carlo De Benedetti e partecipato dalla Exor, holding del gruppo Agnelli-Elkann-Nasi.
Comunque, l'azione Gedi Gruppo Editoriale non fa parte delle dieci che hanno avuto i maggiori ribassi, mentre sono entrate in questo gruppo Visibilia Editore e Banca Carige. Visibilia Editore, controllata da Daniela Garnerò Santanchè, ha chiuso a 0,0884 euro (-4,33%); Banca Carige a 0,0089 euro (-6,32%). All'inizio della seduta, l'azione Carige era partita in rialzo, poi, come successo spesso, è caduta. Sembra proprio che appena mostra un recupero, intervenga qualche fattore (magari vendite allo scoperto) che fa invertire la direzione di marcia.
Ancora una notizia riguardante una quotata del Nord Ovest. Orsero ha presentato i risultati conseguiti nel 2017: ricavi netti pari a 937,8 milioni, margine operativo lordo di 31,3 milioni, utile netto di 15,1, che consente al consiglio di amministrazione di proporre ai soci un dividendo di 0,12 euro per azione. Al 31 dicembre scorso, il patrimonio netto ammontava a 145,7 milioni e la posizione finanziaria netta era di 46,5 milioni. Soddisfazione è stata espressa da Raffaella Orsero, vice presidente e amministratore delegato della società di Albenga partecipata anche dalla spagnola Fernandes Lopez, che ne possiede il 5,655% del capitale.
Il titolo Orsero ha terminato con la quotazione di 8,98 euro, lo 0,22% in più rispetto a venerdì scorso.

Raffaella Orsero, vice presidente e Cfo della Orsero

Itinera (Gavio): nuovi lavori anche in Usa il portafoglio ordini sale a quattro miliardi


Nuovo balzo degli ordini acquisiti da parte del gruppo piemontese Itinera, che fa capo alla Astm controllata dalla famiglia Gavio. In seguito alle ulteriori aggiudicazioni di lavori, ottenute nei primi due mesi di quest'anno, il gruppo Itinera, attivo nel settore delle costruzioni, in particolare nel comparto delle grandi opere infrastrutturali e di edilizia civile e industriale, sia come general contractor sia come promotore di nuove iniziative in partnership pubblico privato, a metà marzo ha in portafoglio ordini per 4 miliardi di euro, ancora mezzo miliardo in più rispetto al 31 dicembre appena passato.
Alle acquisizioni di nuovi lavori ha contribuito anche Halmar International, la società statunitense di costruzioni che opera nell'area metropolitana di New York e negli Stati limitrofi dell'East Coast nel ramo delle infrastrutture di trasporto: strade, autostrade, ferrovie, metropolitane, aeroporti, porti e viadotti. Il 50% di questa società è stato comprato da Itinera a metà del 2017, anno in cui è stata anche costituita, in Brasile, Itinera Construcoes, destinata a eseguire lavori di costruzione e manutenzione per la concessionaria autostradale Ecorodovias.
Nel 2017, il gruppo Itinera ha consuntivato un valore della produzione pari a circa 400 milioni di euro (381 nell'esercizio precedente) e ha conseguito un utile attribuibile alla controllante pari a 4,7 milioni.
Fondata nel 1938, ma entrata a far parte del gruppo Gavio negli anni sessanta, Itinera è oggi un player globale presente in diverse parti del mondo e attivo soprattutto nel Centro e Nord Europa, Usa, Brasile, Paesi del Golfo e Africa Australe, oltre che, naturalmente, nel Nord Ovest italiano. Al 31 dicembre 2016 contava 764 dipendenti diretti. Oltre il 66% del capitale appartiene alla Astm, la parte restante ad altre società del Gruppo Gavio.

Borsa: ecco le azioni piemontesi e liguri che hanno perso o guadagnato di più


“Utili netti aumentati spesso più del 30% e buoni dividendi, sempre superiori ai rendimenti dei titoli di Stato (per la verità, a livelli ormai infimi). E' quanto stanno presentando quasi tutte le società quotate che fanno riferimento al Piemonte. Ma i risultati più che positivi conseguiti nel 2017, le prospettive favorevoli per il 2018 e la marea di milioni di euro che stanno per essere distribuiti come remunerazione agli investitori non bastano a far risalire le quotazioni, naturalmente nel complesso, perché non mancano le eccezioni”.
E' l'inizio dell'articolo pubblicato oggi, 18 marzo, dal Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera diretta da Umberto La Rocca. Nell'analisi del Corriere Torino viene precisato che “nel mese di febbraio, il valore (capitalizzazione) dell'insieme delle quotate piemontesi è diminuito di 9,274 miliardi di euro, scendendo a 161,3 miliardi, il 5,4% in meno rispetto ai 170,585 miliardi che risultavano al 31 gennaio. E la tendenza negativa è continuata, almeno fino a venerdì scorso e a livello generale”.
Al 16 marzo, infatti, è risultata in rosso, più o meno intenso, la metà dell'insieme delle azioni delle società piemontesi presenti nei listini di Piazza Affari. E questa metà comprende titoli tra i più “pesanti” in assoluto, a partire da quello di Intesa Sanpaolo, la quotata con maggiore capitalizzazione (48,8 miliardi con le sole ordinarie, calate dello 0,65 nell'ultimo mese), Fca-Fiat Chrsyler Automobiles (-3,42%), Ferrari (-3,50%), Cnh Industrial (-2,37%), Buzzi Unicem (-2,1%) fino alla meno capitalizzata di tutte, la Visibilia Editore della cuneese Daniela Garnero Santanché, la cui azione ha perso il 23,64%, facendo così precipitare a tre milioni e spiccioli il valore della società riconosciuto dalla Borsa.
Un po' inferiori a quelli della piccola Visibilia sono stati i ribassi di Sogefi (-18,22%), Cairo Communication (-11,40%), Gedi Gruppo Editoriale (-10,30%), Bim-Banca Itermobiliare (-6,86%), Italia Independent di Lapo Elkann (-6,38%), Juventus (-4,55%) e Pininfarina (-4,55%).
Fra le piemontesi che, invece, hanno registrato un aumento del valore delle loro azioni nei trenta giorni finiti venerdì si trovano anche alcune “grandi”, comprese Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann-Nasi, che capitalizza 14,7 miliardi (+1,09%), Diasorin (+2,56%), Italgas (+5,5%) e la coppia della famiglia Gavio, cioè la Astm (+6,69%) e la Sias (+6,21%). 
Tra le “medie” che hanno incrementato maggiormente il loro valore borsistico figurano Cir (+5,26%), Rcs MediaGroup (+17,58%), Dea Capital (+5,63%), Prima Industrie (+15,03%) e Cofide (+3,25%), la holding del gruppo controllato dai fratelli De Benedetti, il cui padre, Carlo, ha avuto la soddisfazione di vedere crescere del 42,79% (record degli ultimi trenta giorni) il prezzo della sua M&C, la quale, però, capitalizza meno di 75 milioni. Il secondo maggior rialzo del mese finito venerdì, per quanto riguarda le sole piemontesi, è stato dell'azione Borgosesia (+18,64%). 
Per quanto riguarda le liguri, ecco le variazioni percentuali delle quotazioni di venerdì rispetto al 16 febbraio: Banca Carige, che ha la famiglia di Vittorio Malacalza come socio principale (+30,14), Biancamano dei savonesi Pizzimbone (-10,29), Boero Bartolomeo (+1,54), Erg controllata e guidata dai genovesi Garrone-Mondini (+21,99%), Orsero di Albenga (-0,44).

Vittorio Malacalza (Banca Carige)
Daniela Santanchè (Visibilia Editore)

Amministrazioni locali del Nord Ovest l'indebitamento sceso sotto i 25 miliardi


Le Amministrazioni locali del Nord Ovest tengono la rotta buona della riduzione del debito pubblico, contrariamente alla media italiana e in netta controtendenza rispetto alle Amministrazioni centrali, il cui indebitamento continua a salire.
La conferma del fenomeno arrivata con gli ultimi dati della Banca d'Italia, la quale ha comunicato, fra l'altro, che alla fine di gennaio, il debito pubblico nazionale è risultato pari a 2.279,881 miliardi di euro, 23,8 miliardi in più rispetto al 31 dicembre e 28,5 miliardi in più rispetto al 31 gennaio dell'anno scorso.
Al contrario, il debito delle Amministrazioni locali del Nord Ovest “allargato”, cioè comprensivo della Lombardia, è ancora sceso: al 31 gennaio di quest'anno era di 24,955 miliardi, inferiore di pochi milioni rispetto alla fine del mese precedente, ma, soprattutto, il livello più basso degli ultimi anni.
A livello nazionale, invece, il debito delle Amministrazioni locali (Regioni e Province autonome, Province e Città metropolitane, altri enti pubblici territoriali) ha di nuovo evidenziato un aumento di quasi mezzo miliardo nel primo mese di quest'anno, essendo ammontato a 87,331 miliardi, comunque inferiore di due miliardi esatti rispetto al 31 gennaio di un anno fa.
In particolare, alla fine di gennaio 208, il debito di Regioni e Province autonome è risultato di 30,855 miliardi, a fronte dei 7,217 miliardi di Province e Città metropolitane, 39,437 miliardi dei Comuni e di 9,822 miliardi degli altri enti pubblici locali.
In Piemonte, al 31 dicembre 2017 il debito consolidato delle Amministrazioni locali del Piemonte è risultato inferiore ai 12 miliardi; ma è rimasto il secondo più alto in Italia e il primo se rapportato alla popolazione. Per la precisione ammontava a 11,789 miliardi, mentre era di 12,630 miliardi alla stessa data del 2016. Il calo è di 841 milioni e del 6,66%, tasso esattamente doppio alla media nazionale del 3,3%; infatti, nel 2017, l'indebitamento di tutte le Amministrazioni locali dell'Italia è sceso a 86,877 miliardi, tre miliardi in meno rispetto alla fine del 2016.
Il debito consolidato 2017 delle Amministrazioni locali del Piemonte è inferiore unicamente ai 14,704 miliardi del Lazio. Però, se si tiene conto della rispettiva popolazione (5,908 milioni il Lazio, 4,375 milioni il Piemonte) si scopre che il debito pro capite piemontese – 2.694,26 euro per residente, dal neonato all'ultracentenario – è più elevato anche di quello laziale, che è di 2.488,83 euro. La media nazionale 2017 è di 1.436,1 euro, quella della Lombardia di 1.058,87 euro, che corrisponde a un totale di 10,631 miliardi.
Nell'anno appena passato, comunque, le Amministrazioni locali piemontesi hanno dunque ridotto ulteriormente il loro indebitamento consolidato, che a fine 2012 ammontava a 15,636 miliardi.
Il debito consolidato delle Amministrazioni locali al 31 dicembre 2017, in Liguria era pari a 2,322 miliardi (1.490,5 euro pro capite) e in Valle d'Aosta a 227 milioni (1.797,3 euro a testa).

Sergio Chiamparino, presidente Regione Piemonte

La Lavazza nell'Olimpo della reputazione sostiene i coltivatori colombiani di caffè


Ferrero prima assoluta al mondo per reputazione nel settore Food (alimentare) e prima italiana nella classifica globale del Reputation Institute, dove figura al diciottesimo posto. Più che logico, perciò, il risalto che ha avuto questa notizia, che rende onore al Paese e che, però, ha lasciato un po' in ombra l'ingresso della Lavazza nella graduatoria delle prime cinquanta imprese che godono della maggiore reputazione sulla Terra. Lavazza è risultata quarantanovesima, posizione che, comunque, vale l'Olimpo della buona fama, in compagnia di marchi quali Rolex, Lego, Google (i tre del podio), Canon, Walt Disney, Sony, Adidas, Bosch, Bmw, Microsoft e degli italiani Armani, Pirelli, Barilla e, appunto, Ferrero. In Italia, Lavazza è sesta per reputazione.
Lavazza, comunque, in questi giorni è salita agli onori delle cronache anche per una sua iniziativa benefica in Colombia, dove Giuseppe Lavazza, vice presidente del gruppo di famiglia e console onorario della Repubblica centro-americana, ha incontrato Jaun Manuel Santos, presidente della Colombia e Premio Nobel 2016 per la Pace, con il quale ha visitato la comunità di Mesetas, ai piedi della Cordigliera orientale, zona altamente simbolica per la rinascita del Paese dopo il conflitto Farc e dove la coltivazione del caffè è stata abbandonata per anni.
Qui, attraverso la Fondazione Giuseppe e Pericle Lavazza Onlus, in partnership con Ong, istituzioni e aziende locali, la Lavazza sta attuando, dal 2015, il programma Tierra! finalizzato a migliorare le condizioni sociali, ambientali e le tecniche produttive delle comunità di produttori di caffè e delle loro famiglie. Già più di cento famiglie hanno potuto ripristinare le piantagioni di caffè ed è stata resa possibile una produzione di alta qualità destinata alla miscela di arabiche colombiane Tierra! Colombia, proveniente da agricoltura 100% sostenibile e certificata.

Giuseppe Lavazza in Colombia, con due produttori di caffè

Welfare aziendale: novità da Reale Group


“Una piccola grande rivoluzione per il nostro Gruppo e anche una bella sfida che ciascuno di noi potrà lanciare a se stesso”. E' il commento di Luca Filippone, direttore generale di Reale Mutua alla decisione di incentivare il volontariato dei dipendenti del Gruppo, consentendo di utilizzare il loro tempo lavorativo a favore di Dynamo Camp, l'organizzazione di Terapia ricreativa che negli ultimi dieci anni ha permesso a 30.000 persone, tra bambini malati e la loro famiglia, di ridere, giocare e sfidare i propri limiti.
I dipendenti di Reale Group che verranno coinvolti come volontari parteciperanno a tutti gli effetti al programma di volontariato di Dynamo Camp, che prevede formazione sul progetto e su cosa significhi, anche sotto il profilo psicologico, mettersi a disposizione di bambini con gravi patologie, attraverso la Terapia ricreativa, che ha l'obiettivo di far riacquistare fiducia in se stessi e nelle proprie capacità.
Luca Filippone ha commentato anche il recentissimo accordo quadro con i sindacati aziendali che definisce gli aspetti fondamentali per la realizzazione dell'ampio progetto di riorganizzazione conseguente all'acquisizione delle compagnie assicurative Uniqa in Italia. “Questo accordo – ha dichiarato – ci consente di accelerare il programma di trasformazione in corso, bilanciando orientamento al futuro, grande focalizzazione sui giovani, attenzione e rispetto per tutte le nostre persone, che rimangono al centro della nostra strategia”.
Fra l'altro, l'intesa con i sindacati prevede sia l'inserimento progressivo, a tempo indeterminato, di 60 giovani, attingendo prioritariamente al bacino di quelli che hanno già avuto esperienze lavorative nel Gruppo e, con particolare attenzione, alle nuove competenze e alle nuove professionalità necessarie per rimanere competitivi; sia la possibilità dell'uscita anticipata, per 150 dipendenti, con il ricorso al fondo di solidarietà e mantenendo, durante il periodo del prepensionamento, tutti i benefit del pacchetto di welfare aziendale, a partire dall'assistenza sanitarie il fondo pensione integrativi, ai quali l'azienda aggiungerà un significativo contributo economico.

Luca Filippone, direttore generale Reale Mutua

La Lazio trionfa sulla Roma e la Juventus che pagano in Borsa i sorteggi Champions


Vittoria della Lazio nel “triangolare” giocato in Piazza Affari, oggi, 16 marzo. Roma e Juventus hanno perso, causa sorteggio per i quarti di finale di Champions League. In Borsa forse non sono ottimisti sull'esito degli incontri della Roma con il Barcellona e della Juventus con il Real Madrid. Gli investitori hanno preferito puntare sulla Lazio, la cui azione ha chiuso la seduta odierna a 1,444 euro, il 4,18% in più rispetto a ieri.
L'azione della società bianconera, invece, ha perso lo 0,57% (0,692 euro il suo ultimo prezzo) e quella della Roma il 3,60%, finendo a 0,536 euro.
La Juventus, però, mantiene un valore borsistico che le due società calcistiche della Capitale si sognano. Per Piazza Affari, infatti, la quotata torinese controllata dalla famiglia Agnelli-Elkann-Nasi vale (capitalizza) 697,375 milioni di euro, a fronte dei 213,1 milioni della Roma, che fa capo alla Neep Roma Holding partecipata dal James Pallotta, il presidente; e a fronte dei 97,815 milioni della Lazio di Claudio Lotito.
Tutte e tre le società attive nel calcio, comunque, presentano quotazioni superiori a un anno fa. Il 16 marzo 2017, gli ultimo prezzi delle rispettive azioni erano stati: 0,4368 euro per la Juventus, 0,4439 per la società giallorossa e 0,617 euro per la Lazio.
Negli ultimi dodici mesi, pertanto, il valore borsistico della società romana bianco-celeste è aumentato del 134%, contro il 58,4% della quotata presieduta da Andrea Agnelli (vice presidente Pavel Nedved) e il 20,7% della Roma. Il massimo storico della quotazione di quest'ultima (0,885 euro) è stato toccato il 5 dicembre scorso, quello della Lazio (1,962 euro) il 24 gennaio di quest'anno). Il picco dell'azione bianconera, invece, è stato di 0,9655 euro, conquistato il 2 maggio 2017.

Pavel Nedved, vice presidente Juventus