La mistificazione delle pensioni e dell'Inps

Casa, auto e pensionati. Tre fonti di reddito che, da tempo, i legislatori e il fisco hanno preso di mira e sulle quali continuano ad accanirsi inesorabilmente. La seconda rata di Imu-Tasi è appena stata pagata, la tassa di circolazione è in scadenza (l'Anfia ha da poco ricordato che le quattroruote portano nelle casse delle Amministrazioni pubbliche ben 73 miliardi nel 2016) ed ecco altre due novità relative all'Inps, il cui presidente, l'economista Tito Boeri, un “duro”, non smette di richiedere tagli degli assegni e assoluta inflessibilità.
Una delle due novità è che nei primi dieci mesi di quest'anno, l'Inps ha incassato quasi 170 miliardi (per la precisione 169,692) come contributi. L'aumento è del 4,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Una crescita rilevante, conseguente al miglioramento della situazione occupazionale e che assume un valore ancora maggiore considerando che il totale delle entrate tributarie dei primi dieci mesi 2017 è stato di 358,221 miliardi, l'1,4% in più dei 353,312 miliardi di gennaio-ottobre 2016.
Nessuna fonte fiscale ha avuto un tasso d'incremento come quella dei contributi all'Inps, neppure lontanamente. La più vicina, l'Iva, ha fatto registrare un aumento del 2,4%, avendo generato entrate per 96,237 miliardi, 2,257 più che nei primi dieci mesi dell'anno scorso. E neppure nel gruppo delle entrate tributarie degli enti locali si trova una crescita percentuale uguale o superiore a quella dei contributi Inps. Infatti, la stessa Irap ha fatto incassare agli enti territoriali 15,455 miliardi, il 3,7% in più del gennaio-ottobre precedente.
Seconda notizia di pochi giorni fa riguardante l'Inps. Il numero dei pensionati continua a diminuire: al 31 dicembre 2016 sono risultati 16,1 milioni, 115.000 meno che alla stessa data del 2015 e 715.000 meno che a fine 2008. Lo ha certificato l'Istat, l'istituto nazionale di statistica, aggiungendo che l'importo complessivo lordo delle pensioni, non solo dell'Inps, l'anno scorso è stato di 282,415 miliardi, con una media di 17.580 euro per pensione. Somme sulle quali, comunque, si pagano le tasse. Fra l'altro, 436.000 percettori di pensione hanno un'occupazione, per cui versano ancora contributi.
In ogni caso, il totale delle entrate contributive dei primi dieci mesi 2017 è ammontato a 183,617 miliardi (+4,2% rispetto al corrispondente periodo del 2016); infatti, ai circa 170 miliardi dell'Inps bisogna aggiungere i 6,544 miliardi dell'Inail e i 7,831 miliardi degli enti previdenziali privatizzati. 
Ancora in merito all'Inps e ai sui conti, va precisato che il rosso del bilancio è determinato non dalla differenza negativa tra il valore dei contributi versati e quello delle prestazioni erogate, ma da altri costi che nulla hanno a vedere con le pensioni vere e proprie, cioè agli assegni ottenuti in seguito ai versamenti fatti durante la vita lavorativa.

Il riferimento è alle pensioni sociali (elargizione dello Stato agli anziani più bisognosi), alle indennità di accompagnamento, alle pensioni di invalidità e, fra l'altro, alla cassa integrazione guadagni. Tutti oneri che dovrebbero gravare sulla fiscalità generale e non sul sistema previdenziale, facendo sostenere ai pensionati, che hanno versato i contributi, il costo dell'incapacità dello Stato di far fronte alle sue responsabilità, per di più cercando di mascherarla e facendo sentire in colpa i pensionati.  
Tito Boeri, presidente Inps

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