Damiani brilla all'estero, non nei conti

Non brilla la semestrale chiusa dalla Damiani il 30 settembre 2017. Nella prima parte dell'esercizio in corso, infatti, la Casa di Valenza Po, leader nel mercato italiano della produzione e della commercializzazione di gioielli e di orologi di alta gamma, i ricavi sono stati pari a 69,940 milioni, pressoché uguali a quelli del periodo aprile-settembre 2016 (69,801 milioni), mentre il risultato netto è peggiorato, essendo stato negativo per 4,9 milioni, a fronte della precedente perdita di 0,8 milioni. Inoltre, è aumentato l'indebitamento netto a 59,8 milioni dai 53,1 milioni del 31 marzo appena passato.
Però, nella parte iniziale dell'esercizio che terminerà il 31 marzo prossimo il gruppo alessandrino, controllato dalla famiglia Grassi Damiani con la holding Leading Jewels Sa, ha fatto ulteriori passi avanti. Fra l'altro, ha aumentato il numero dei punti vendita, diventati 66, di cui 50 monomarca Damiani (nuove le aperture a Tokio, Sganghai, Dubai, Singapore e nella Corea del Sud, tutte in strutture di lusso, strategiche). E sono ancora cresciute di oltre il 15% le esportazioni, a conferma della vocazione internazionale della Damiani, che ha anche i marchi Salvini, Bliss, Calderoni 1840 e Alfieri & St. John.
Il Gruppo, che possiede pure la catena Rocca 1794, conta 620 dipendenti, per quasi tre quarti donne. Le sue origini risalgono al 1924. La capogruppo Damiani, quotata in Borsa da dieci anni, ha al suo vertice i tre fratelli Guido, Giorgio e Silvia Grassi Damiani, terza generazione dell'impresa di famiglia. Guido, classe 1968, è il presidente, Giorgio (classe 1971) vice presidente e amministratore delegato, Silvia vice presidente, con la delega alle Relazioni esterne e all'Immagine.
Oggi, 29 dicembre, il prezzo finale del titolo Damiani è stato di 1,084 euro (-0,91% rispetto a ieri). La capitalizzazione è di circa 90 milioni.ù
Giorgio Grassi Damiani, vice presidente e ad Damiani
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